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L’incrocio tra i dati della comunicazioni periodiche e gli omessi/carenti versamenti IVA

L’Agenzia delle entrate il 28/9/2017 ha iniziato a notificare a mezzo PEC le comunicazioni di irregolarità ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, relative alle liquidazioni IVA del primo trimestre 2017. La pioggia di PEC che si è abbattuta sui contribuenti, con le quali sono stati segnalati gli omessi / carenti versamenti del periodo, risultanti dall’incrocio dei dati della liquidazione IVA con i versamenti a mezzo F24, segue le lettere con la segnalazione delle stesse anomalie recapitate dal mese di luglio.

Mentre le lettere di cui all’articolo 21-bis, comma 5, Dl 78/2010 inviate dal mese di luglio e contenenti i risultati dei controlli, avevano lo scopo di permettere al contribuente di fornire eventuali chiarimenti ovvero di stimolare il versamento spontaneo fruendo del ravvedimento operoso, le comunicazioni di irregolarità ai sensi dell’articolo 54-bis del d.P.R. 633/1972, avviano la fase della riscossione coattiva. In questo caso l’invito di pagamento è accompagnato dalla sanzione amministrativa ridotta a 1/3, e porta con sé l’effetto di escludere la possibilità di accedere agli effetti premiali del ravvedimento operoso.

La possibilità di ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso, infatti, non è pregiudicata dall’eventuale invio della segnalazione da parte dell’ufficio che rilevi il mancato o insufficiente versamento d’imposta in virtù di quanto indicato nella comunicazione della liquidazione trimestrale, ma solo dall’avvio della fase di riscossione del tributo con invio della comunicazione d’irregolarità ai sensi dell’articolo 54-bis, Dpr 633/1972, contenente la richiesta di pagamento di Iva, interessi e sanzioni.

La norma di riferimento è l’articolo 13, comma 1-ter del Decreto legislativo del 18 dicembre 1997 n. 472, che dispone “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate non opera la preclusione di cui al comma 1, primo periodo, salva la notifica degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni recanti le somme dovute ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni;“.

Il comma 1, primo periodo richiamato nel comma 1-ter, prevede che “La sanzione è ridotta, sempreché la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza.“.

Per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate, allora, il ravvedimento operoso è sempre possibile, anche se sono già iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza, salvo che non siano stati notificati atti di liquidazione e di accertamento, oppure, per l’IVA, le comunicazioni recanti le somme dovute ai sensi dell’articolo 54-bis del d.P.R. 633/72.

Diversamente dal passato dove gli “avvisi bonari” venivano emessi a seguito della presentazione della dichiarazione annuale, da ora in poi la fase della riscossione sarà pressoché immediata e senza sconti (fatta salva la riduzione della sanzione del 30% ad un 1/3).

Paradossalmente, il contribuente che volesse continuare a beneficiare della “dilazione” nei termini precedenti potrebbe inviare le Comunicazioni trimestrali delle liquidazioni periodiche I.V.A. e le Comunicazioni dei dati delle fatture con dati volutamente errati o carenti, purché coerenti con gli importi dei versamenti omessi. Così facendo il controllo automatizzato da parte dell’amministrazione finanziaria (incrocio dei dati delle liquidazioni con i versamenti da F24) non darebbe luogo a segnalazioni di incongruenza.

A questo punto il contribuente sarebbe però esposto alla disciplina sanzionatoria di cui al D.L. n. 193 del 2016, che prevede nel dettaglio:

(a) per l’omissione o l’errata trasmissione dei dati delle fatture, l’applicazione della sanzione amministrativa di euro 2 per ogni fattura, con un limite massimo di euro 1.000 per ciascun trimestre. E’ disposta la riduzione della sanzione alla metà, entro il limite massimo di euro 500, se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza ordinaria, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati;

(b) per l’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche l’applicazione della sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.000, ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza di legge, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

Tenuto conto che l’esposta disciplina sanzionatoria è contenuta nell’articolo 11, commi 2-bis e 2-ter, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 (così come modificato dal citato D.L. n. 193 del 2016) ed ha, dunque, natura amministrativo-tributaria, in assenza di una deroga espressa, ad essa risulta applicabile l’istituto del ravvedimento operoso previsto dall’articolo 13 del D.Lgs. del 18 dicembre 1997, n. 472.

La regolarizzazione attraverso il ravvedimento operoso per l’omissione o l’errata trasmissione dei dati delle fatture implica l’invio di una nuova comunicazione (inizialmente omessa/errata) soggetta alla sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-bis, del D.Lgs. n. 471 del 1997 con le riduzioni previste dall’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss., del D.Lgs. n. 472 del 1997, a seconda del momento in cui interviene il versamento.

Per meglio comprendere la portata della disposizione normativa si riprende l’esemplificazione fatta dall’Agenzia delle entrate nella Risoluzione n. 104/E del 28/7/2017. Nel documento citato viene detto che in caso di errata comunicazione dei dati di 180 fatture relative al primo trimestre del 2017 (con scadenza, ex articolo 4, comma 4, del D.L. n. 193 del 2016, entro il 16 settembre 2017), qualora il contribuente si ravveda in data 30 aprile 2018 (termine di invio della dichiarazione annuale IVA) deve nuovamente assolvere all’obbligo comunicativo e versare euro 40 (sanzione base di euro 360, pari a 180 violazioni per euro 2,00 ciascuna, ridotta a 1/8, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lett. a-bis), del D.Lgs. n. 472 del 1997). Si ricorda che il ravvedimento è possibile salva la notifica degli atti di accertamento.

Così ragionando, nell’esempio che segue, la sanzione complessivamente dovuta per regolarizzare le comunicazioni dei dati delle fatture di un’intera annualità (quattro trimestri dell’anno N) entro il termine dell’invio della dichiarazione annuale IVA (30 aprile anno N+1), ammonterà a euro 204,44:

I° trimestre anno N – errate/omesse indicazioni di fatture 100 – sanzione base euro 200,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 25,00;

II° trimestre anno N – errate/omesse indicazioni di fatture 200 – sanzione base euro 400,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 50,00;

III° trimestre anno N – errate/omesse indicazioni di fatture 800 – sanzione base euro 1.000,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 125,00;

IV° trimestre anno N – errate/omesse indicazioni di fatture 20 – sanzione base euro 40,00 – sanzione ridotta a 1/9 euro 4,44.

Per quanto concerne la regolarizzazione delle Comunicazioni delle liquidazioni periodiche I.V.A. bisogna preliminarmente rammentare che questo adempimento, sebbene diverso ed autonomo rispetto a quello dichiarativo, è, comunque, propedeutico allo stesso. Pertanto, in un’ottica di ravvedimento della mancata/parziale/errata effettuazione della comunicazione, si applicano le regole ordinarie dettate dall’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss, del D.Lgs. n. 472 del 1997. In particolare, fermo il versamento della sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta per effetto del ravvedimento, qualora la regolarizzazione intervenga prima della presentazione della dichiarazione annuale IVA, è necessario comunque inviare la comunicazione inizialmente omessa/incompleta/errata.

Detto obbligo di invio, invece, viene meno laddove la regolarizzazione intervenga direttamente con la dichiarazione annuale IVA ovvero successivamente alla sua presentazione. In particolare, se con la dichiarazione annuale sono inviati/integrati/corretti i dati omessi/incompleti/errati nelle comunicazioni periodiche, è dovuta la sola sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta. Se, invece, con la dichiarazione annuale le omissioni/irregolarità non sono sanate, ai fini del ravvedimento occorre presentare una dichiarazione annuale integrativa, versando la sanzione di cui all’articolo 5 del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss, del D.Lgs. n. 472 del 1997, nonché quella di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, da versare in misura sempre ridotta a seconda del momento in cui interviene il ravvedimento.

Così, le irregolarità di un’intera annualità delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA, saranno sanate dall’invio della dichiarazione annuale I.V.A. corretta e con il pagamento della sanzione complessivamente di euro 243,06 così determinata:

I° trimestre anno N – dati omessi/incompleti/errati – sanzione base euro 500,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 62,50;

II° trimestre anno N – dati omessi/incompleti/errati – sanzione base euro 500,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 62,50;

III° trimestre anno N – dati omessi/incompleti/errati – sanzione base euro 500,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 62,50;

IV° trimestre anno N – dati omessi/incompleti/errati – sanzione base euro 500,00 – sanzione ridotta a 1/9 euro 55,56.

Le suddette sanzioni, non essendo collegate all’importo delle violazioni, avranno, a seconda dell’ammontare degli omessi versamenti IVA, un’incidenza più o meno rilevante.

Credito d’imposta sulla pubblicità per imprese e professionisti

Il D.L. n. 50 del 24 aprile 2017, convertito con modificazioni nella Legge n. 96 del 21 giugno 2017 all’articolo 57-bis, comma 1, stabilisce che “a decorrere dall’anno 2018, alle imprese e ai lavoratori autonomi che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi almeno dell’1 per cento gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi d’informazione nell’anno precedente, è attribuito un contributo, sotto forma di credito d’imposta, pari al 75 per cento del valore incrementale degli investimenti effettuati, elevato al 90 per cento nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative, nel limite massimo complessivo di spesa stabilito ai sensi del comma 3“.

La norma prevede, quindi, l’attribuzione di un credito d’imposta, a decorrere dall’anno 2018, in favore di imprese e lavoratori autonomi che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali (sono escluse le campagne pubblicitarie effettuate sulle testate giornalistiche on line, nonché le inserzioni pubblicitarie su social network e motori di ricerca)

Tale credito d’imposta, sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione, previa istanza diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’agevolazione non è al momento ancora operativa in quanto manca il DPCM attuativo che dovrà essere adottato, su proposta del Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, entro il 22 ottobre 2017.

Norma di comportamento n. 199 dell’Associazione dei Dottori Commercialisti

Pubblicata a metà settembre la Norma di Comportamento n. 199 “Rilevanza del contenuto letterale delle fatture ai fini IVA e delle imposte sul reddito”, approvato dalla Commissione Norme di Comportamento e di Comune interpretazione in Materia Tributaria di AIDC – Sezione di Milano.

La Massima del documento prevede che ai fini IVA, la prescrizione inserita nell’art. 21, commi 1 e 2, lettera g) del DPR 633/72, secondo cui la fattura deve essere emessa e contenere, fra l’altro, l’indicazione della “natura, qualità e quantità dei beni e servizi formanti oggetto dell’operazione”, non comporta, in caso di incompleta o imprecisa o parzialmente erronea descrizione, l’automatica indetraibilità dell’IVA addebitata al cliente, soggetto passivo dell’imposta, se viene dimostrato, con documenti accessori, che sono sussistenti i requisiti sostanziali dell’operazione. Per la deduzione del costo ai fini delle imposte dirette sul reddito, l’esistenza della fattura non è di per sé indispensabile. Ne consegue che, ancorché spesso sia uno dei principali documenti utili alla verifica della corretta determinazione dell’imponibile ai fini delle imposte sui redditi, nondimeno, il contenuto della fattura non é in sé determinante. Perché siano deducibili, infatti, i costi possono essere dimostrati con documenti accessori che consentano di valutare se siano inerenti, determinati (o determinabili), imputati al corretto periodo d’imposta ed effettivi.

Pagamenti con moneta elettronica dal 30/9/2017

Entro il 30 settembre 2017 tutti i soggetti che svolgono attività di retail a contatto diretto con l’utenza – essenzialmente commercianti, artigiani e professionisti – hanno l’obbligo di accettare pagamenti con moneta elettronica.

Il rifiuto comporta una sanzione fino a 30 euro.

La norma sanzionatoria, che salvo slittamenti, entrerà in vigore dalla fine di settembre non è una novità nel nostro ordinamento, infatti, l’articolo 693 del codice penale stabilisce che “chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a trenta euro“: reato, peraltro, già depenalizzato a sanzione amministrativa.

L’obbligo di accettare i pagamenti con moneta elettronica si aggiunge all’obbligo di possesso del Pos da parte di esercenti e professionisti, introdotto con il decreto legge 179/2012, (Decreto crescita 2.0 o Decreto sviluppo bis) e per il quale non è prevista alcuna sanzione.

Pertanto, una volta in vigore la norma, verrà sanzionata la mancata accettazione della moneta elettronica e non la presenza o meno del Pos. Oggi vi è l’obbligo di avere il Pos ma nulla si dice sul suo effettivo utilizzo.

Per alcune attività potrebbero essere previsti periodi limitati di esclusione dall’applicazione delle sanzioni. Si tratta, ad esempio, dei tabaccai che gestiscono le marche da bollo o dei benzinai che operano di fatto da sostituti nell’incassare le accise per conto dello Stato.

Per i professionisti, il problema potrebbe essere solo apparente. L’obbligo del preventivo scritto in cui si può disciplinare la modalità di pagamento della prestazione (escludendo pattiziamente la moneta elettronica) abbinato all’assenza della sanzione per il mancato possesso del Pos potrebbe far venir meno il rischio di incorrere nella nuova sanzione.

CONTRATTO DI PRESTAZIONE OCCASIONALE (nuova disciplina)

La disciplina delle prestazioni di lavoro occasionale è stata introdotta dall’art. 54 bis, legge 21 giugno 2017, n. 96 di conversione del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50.

Le prestazioni di lavoro occasionale sono strumenti che possono essere utilizzati dai soggetti che vogliono intraprendere attività lavorative in modo sporadico e saltuario.

Gli utilizzatori possono acquisire prestazioni di lavoro attraverso contratti di prestazioni occasionali.

Il contratto di prestazioni occasionali è rivolto a professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni e altri enti di natura privata, pubbliche amministrazioni. Sono quindi compresi, a titolo esemplificativo, tutti i datori di lavoro con non più di cinque dipendenti a tempo indeterminato, le ONLUS e le associazioni.

Con il contratto di prestazione occasionale, l’utilizzatore può acquisire con modalità semplificate prestazioni di lavoro occasionali o saltuarie di ridotta entità, nel rispetto dei limiti economici previsti dalla norma.

I limiti economici, tutti riferiti all’anno civile di svolgimento della prestazione lavorativa, corrispondono:

  • per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importonon superiore a 2.500 euro.

Tali importi sono riferiti ai compensi percepiti dal prestatore, ossia al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione.

La misura del compenso è calcolata sulla base del 75% del suo effettivo importo, esclusivamente nel rapporto tra ciascun utilizzatore con riferimento alla totalità dei prestatori, per le seguenti categorie di prestatori:

  • titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
  • giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;
  • persone disoccupate, ai sensi dell’articolo 19, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
  • percettori di prestazioni integrative del salario, di Reddito di Inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di Sostegno all’Inclusione Attiva attualmente vigente e destinata a essere sostituita dal REI), ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Pertanto, i limiti di compenso complessivo, riferiti a ciascun singolo prestatore, sono sempre da considerare nel loro valore nominale. Diversamente, un singolo utilizzatore, ai fini del rispetto del limite economico potrà computare nella misura del 75% i compensi erogati a favore dei lavoratori appartenenti alle categorie sopra indicate (circolare INPS 5 luglio 2017, n. 107).

Non è possibile fare ricorso a prestazioni di lavoro occasionali da parte di lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso, o abbia avuto negli ultimi sei mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.

Il prestatore ha diritto all’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, con iscrizione alla Gestione Separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali disciplinata dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

Il compenso giornaliero del prestatore non può essere inferiore a 36 euro, pari al corrispettivo di quattro ore lavorative. Il compenso orario è liberamente fissato dalle parti ma non può mai essere inferiore a 9 euro l’ora, salvi i diversi limiti previsti per il settore agricolo.

Al compenso spettante al prestatore si applicano alcuni oneri a carico dell’utilizzatore:

  • la contribuzione alla Gestione Separata, nella misura del 33%;
  • l’assicurazione INAIL, nella misura del 3,5%;

Sui versamenti complessivi effettuati dall’utilizzatore è trattenuto dall’INPS l’onere di gestione nella misura dell’1%.

La legge prevede alcuni limiti tassativi all’utilizzo del contratto di prestazioni accessorie.

In particolare, non è ammesso il ricorso al contratto di prestazione lavoro occasionale a tutti i datori di lavoro che, nel corso dell’anno civile precedente, hanno occupato mediamente più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato.

Il divieto per l’utilizzo del contratto di prestazioni occasionali è previsto per le attività:

  • da parte delle imprese del settore agricolo, salvo che per le attività lavorative rese dai soggetti a rischio di esclusione sociale elencati nel comma 8, art. 54 bis, legge 21 giugno 2017, n. 96 purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli;
  • da parte delle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività di escavazione o di lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
  • nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Gli utilizzatori possono effettuare i versamenti necessari per attivare le prestazioni tramite modello F24 modello Elide, con causale CLOC, oppure tramite il “Portale dei pagamenti”.
Le procedure di registrazione e di comunicazione dei dati relativi alla prestazione lavorativa possono essere svolte direttamente dagli utilizzatori e dai prestatori mediante il servizio online oppure tramite il Contact center.

Anche gli intermediari autorizzati, attraverso la specifica procedura, potranno operare in nome e per conto dell’utilizzatore e/o del prestatore sulla base di apposite deleghe rese per iscritto dal delegante (messaggio 31 luglio 2017, n. 3177)

Per attivare il contratto di prestazioni accessorie e le relative tutele, l’utilizzatore almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione deve comunicare, tramite il servizio online dedicato:

  • i dati identificativi del prestatore;
  • il compenso pattuito;
  • il luogo di svolgimento della prestazione;
  • la durata;
  • la tipologia;
  • il settore dell’attività lavorativa;
  • altre informazioni per la gestione del rapporto.

Nel caso in cui l’utilizzatore intenda revocare una comunicazione precedentemente inserita, può accedere alla procedura e procedere alla revoca esclusivamente entro tre giorni dalla data in cui la prestazione stessa si sarebbe dovuta svolgere.

Contestualmente alla trasmissione della comunicazione da parte dell’utilizzatore, il prestatore riceve notifica della stessa (o della revoca) tramite mail, SMS.

Nel caso in cui la revoca non venga espressa nei termini previsti dalla legge, l’INPS tratterrà la somma corrispondente al compenso pattuito tra le parti, indipendentemente dal fatto che la prestazione si sia effettivamente svolta, procedendo al pagamento al prestatore e al versamento in favore dello stesso della contribuzione previdenziale e INAIL.

Il prestatore potrà, tramite il servizio online, confermare l’effettivo svolgimento della singola prestazione giornaliera entro i tre giorni successivi. In tal caso, è inibita la possibilità per l’utilizzatore di revocare la prestazione.

Le imprese del settore agricolo possono ricorrere al contratto di prestazioni occasionali impiegando esclusivamente alcune categorie di lavoratori che in ogni caso non devono essere stati iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli e che siano:

  • titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
  • studenti con meno di 25 anni di età;
  • persone disoccupate, ai sensi dell’art. 19, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, ovvero che abbiano presentato all’ ANPALla Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID);
  • percettori di prestazioni integrative del salario, di REI o SIA ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Nel settore agricolo il compenso minimo è determinato in base all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In particolare, sono previsti tre importi orari differenti, a seconda dell’area di appartenenza del lavoratore:

  • Area 1: 9,65 euro;
  • Area 2: 8,80 euro;
  • Area 3: 6,56 euro.

Anche in tal caso l’importo del compenso giornaliero non può essere inferiore alla misura minima fissata per la remunerazione di quattro ore lavorative, anche qualora la durata effettiva della prestazione lavorativa giornaliera sia inferiore a quattro ore. La misura del compenso delle ore successive è liberamente fissata dalle parti, purché nel rispetto della misura minima di retribuzione oraria sopra indicata.

Nel settore agricoltura la durata della prestazione può essere riferita solo a un arco temporale non superiore a tre giorni.

Le pubbliche amministrazioni possono fare ricorso al contratto di prestazioni occasionali, esclusivamente per esigenze temporanee o eccezionali e per attività specifiche previste dalla legge:

  • nell’ambito di progetti speciali rivolti a specifiche categorie di soggetti in stato di povertà, di disabilità, di detenzione, di tossicodipendenza o di fruizione di ammortizzatori sociali;
  • per lo svolgimento di lavori di emergenza correlati a calamità o eventi naturali improvvisi;
  • per attività di solidarietà, in collaborazione con altri enti pubblici e/o associazioni di volontariato;
  • per l’organizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli.

Le pubbliche amministrazioni possono utilizzare il contratto di prestazione occasionale indipendentemente dal numero di dipendenti.

Real time payments dal 21 novembre 2017

Dal 21 novembre 2017 entra in funzione il bonifico immediato (real time payment).

Per mezzo del bonifico immediato, utilizzabile in area SEPA, sarà possibile effettuare il trasferimento di fondi tra due persone titolari di conti correnti in qualsiasi momento (24/7/365), utilizzando i canali tradizionali, ossia recandosi in banca e agli sportelli self service, oppure in mobilità.

Nella fase di avvio è previsto un importo massimo di 15.000 Euro a transazione.

Con questo sistema di pagamento il beneficiario riceverà l’effettiva disponibilità dell’importo trasferito, entro un lasso temporale che non supera i 10 secondi.

Si ricorda che l’area unica dei pagamenti in euro (Single Euro Payments Area o SEPA) comprende 34 Paesi, di cui 19 sono Stati UE facenti parte dell’area euro (Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna), 9 sono Stati UE che non adottano l’euro come propria valuta interna ma che effettuano pagamenti in euro (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Svezia e Ungheria) e 6 sono Stati non membri dell’UE ma che sono situati nella sua area di influenza (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Principato di Monaco, Svizzera e San Marino).

Le commissioni che saranno praticate dalle banche sono ancora da definire.