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Centrale rischi della Banca d’Italia

La pianificazione finanziaria è un’attività aziendale ancora molto poco praticata e oggi integrata solo nei processi gestionali e gestori delle imprese di maggiori dimensioni o struttura.

L’accesso al credito da parte delle imprese minori, che è quasi esclusivamente quello bancario, avviene con aspettative sovente disattese a causa della differente percezione della propria immagine creditizia rispetto al merito attribuito dal mondo finanziario.

Capita spesso che l’imprenditore viene a conoscenza di pregiudiziali solo quando la banca avvia le azioni sui rapporti contrattuali esistenti con il fine di ridurre il suo rischio. A quel punto, però, si è innescato un processo molto pericoloso, dilagante e difficilmente arrestabile in grado di distruggere la tesoreria aziendale e qualche volta l’azienda stessa.

Allora per non perdere di vista la trama di rapporti e di interconnessioni attive nel sistema bancario e mantenerli costantemente monitorati l’impresa può ottenere a mezzo PEC la propria centrale dei rischi da Banca d’Italia tramite un modello, reperibile all’indirizzo: https://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/servizi/accesso-cr/index.html.

Tramite questo documento è possibile avere notizia – per ogni banca – dell’esposizione, degli affidamenti concessi, delle garanzie attive e passive assunte e delle eventuali pregiudiziali dovuti ad una cattiva gestione dei rapporti.

La centrale dei rischi può essere chiesta per tutti gli anni a partire dal 1995 ed eventualmente, con motivazione, dal 1989. La Banca d’Italia risponde, normalmente, in una settimana tramite posta elettronica.

La centrale dei rischi (CR) è molto importante perché può fornire in anticipo delle informazioni quanto mai importanti per evitare di approcciare il sistema bancario in maniera sbagliata e con ciò precludersi la possibilità di ottenere le risorse liquide necessarie per lo sviluppo dei propri piani strategici.

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – Comunicato Stampa 30/10/2017 – Diamanti da investimento

Il 20 settembre 2017, a conclusione di due istruttorie, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha emesso due provvedimenti sanzionatori a carico di Intermarket Diamond Business – IDB S.p.A. (IDB) e Diamond Private Investment – DPI S.p.A. (DPI), nonché degli istituti di credito con per mezzo dei quali operavano – Unicredit e Banco BPM (per IDB); Intesa Sanpaolo e Banca Monte dei Paschi di Siena (per DPI) – ritenendo gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento.

I profili di scorrettezza riscontrati per entrambe le società hanno riguardato le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale dalle stesse predisposto in merito: a) al prezzo di vendita dei diamanti, presentato come quotazione di mercato, frutto di una rilevazione oggettiva pubblicata sui principali giornali economici; b) all’andamento del mercato dei diamanti, rappresentato in stabile e costante crescita; c) all’agevole liquidabilità e rivendibilità dei diamanti alle quotazioni indicate e con una tempistica certa; e d) alla qualifica dei professionisti come leader di mercato.

In realtà, alla luce delle risultanze istruttorie è emerso che le quotazioni di mercato erano i prezzi di vendita liberamente determinati dai professionisti in misura ampiamente superiore al costo di acquisto della pietra e ai benchmark internazionali di riferimento (Rapaport e IDEX); l’andamento delle quotazioni era l’andamento del prezzo di vendita delle imprese annualmente e progressivamente aumentato dai venditori; e le prospettive di liquidabilità e rivendibilità erano unicamente legate alla possibilità che il professionista trovasse altri consumatori all’interno del proprio circuito.

L’Autorità ha, inoltre, accertato che gli istituti di credito, principale canale di vendita dei diamanti per entrambe le imprese, utilizzando il materiale informativo predisposto da IDB e DPI, proponevano l’investimento a una specifica fascia della propria clientela interessata all’acquisto dei diamanti come un bene rifugio e a diversificare i propri investimenti.

Secondo l’Autorità il fatto che l’investimento fosse proposto da parte del personale bancario e la presenza del personale bancario agli incontri tra i due professionisti e i clienti, forniva ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale delle due società, determinando molti consumatori all’acquisto senza effettuare ulteriori accertamenti.

L’Autorità ha, inoltre, accertato la violazione da parte di IDB e DPI dei diritti dei consumatori nei contratti in merito al diritto di recesso e, per IDB, anche al foro competente in caso di controversie.

Le sanzioni irrogate sono state: in un caso, pari complessivamente a 9,35 milioni (2 milioni per IDB; 4 milioni per Unicredit; 3,35 milioni per Banco BPM); nell’altro caso, pari complessivamente a 6 milioni (1 milione per DPI; 3 milioni per Banca Intesa; 2 milioni per MPS).

Nel corso dell’istruttoria sono stati svolti accertamenti ispettivi con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza con l’ausilio della CONSOB.