• en
  • it

Archivio


Homepage
Filtra per categoria

CODICE DELLA CRISI D’IMPRESA E DELL’INSOLVENZA

Il 14 febbraio 2019 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 38 – Supplemento Ordinario n. 6 – il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n. 14.

Il Codice entrerà in vigore il 15 agosto 2020 – decorsi diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, salvo che per alcune disposizioni per le quali è stata prevista l’entrata in vigore trascorsi trenta giorni dalla pubblicazione (16 marzo 2019) – ed ha l’obiettivo di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali, con due principali finalità:

  1. consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese;
  2. salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa dovuto a particolari contingenze.

Il Codice disciplina le situazioni di crisi o insolvenza del debitore, sia esso consumatore o professionista, ovvero imprenditore che eserciti, anche non a fini di lucro, un’attività commerciale, artigiana o agricola, operando quale persona fisica, persona giuridica o altro ente collettivo, gruppo di imprese o società pubblica, con esclusione dello Stato e degli enti pubblici.

Tra le principali novità contenute:

  • si sostituisce il termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale” in conformità a quanto avviene in altri Paesi europei, come la Francia o la Spagna, al fine di evitare il discredito sociale anche personale che anche storicamente si accompagna alla parola “fallito”;
  • si introduce un sistema di allerta finalizzato a consentire la pronta emersione della crisi, nella prospettiva del risanamento dell’impresa e comunque del più elevato soddisfacimento dei creditori;
  • si dà priorità di trattazione alle proposte che comportino il superamento della crisi assicurando continuità aziendale;
  • si privilegiano, tra gli strumenti di gestione delle crisi e dell’insolvenza, le procedure alternative a quelle dell’esecuzione giudiziale;
  • si uniforma e si semplifica la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale;
  • si prevede la riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali;
  • si istituisce presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione;
  • si armonizzano le procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con forme di tutela dell’occupazione e del reddito di lavoratori.

Il Codice riscrive, quindi, la legge fallimentare superandola in parte sia per quanto riguarda le modalità di gestione della crisi che a livello meramente terminologico, focalizzando l’attenzione sugli strumenti di allerta della crisi al fine di prevenire situazioni irreversibili di insolvenza e scongiurarne così le conseguenze negative.

Fin da subito (16 marzo 2019) l’imprenditore individuale di qualsiasi dimensione, sarà chiamato ad adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte, mentre l’imprenditore che operi in forma societaria o collettiva, dovrà istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché attivarsi senza indugio, se del caso, per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.

Le conseguenze patrimoniali di una cattiva organizzazione dell’impresa potranno rivelarsi per gli amministratori molto pesanti se si pensi al contenuto del nuovo comma 6 dell’articolo 2476 del codice civile secondo cui ”Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale dietro azione proposta dai creditori stessi quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti” e a quello del nuovo terzo comma dell’all’articolo 2486 del codice civile “Quando è accertata la responsabilità degli amministratori a norma del presente articolo, e salva la prova di un diverso ammontare, il danno risarcibile si presume pari alla differenza tra il patrimonio netto alla data in cui l’amministratore è cessato dalla carica o, in caso di apertura di una procedura concorsuale, alla data di apertura di tale procedura e il patrimonio netto determinato alla data in cui si è verificata una causa di scioglimento di cui all’articolo 2484, detratti i costi sostenuti e da sostenere, secondo un criterio di normalità, dopo il verificarsi della causa di scioglimento e fino al compimento della liquidazione. Se è stata aperta una procedura concorsuale e mancano le scritture contabili o se a causa dell’irregolarità delle stesse o per altre ragioni i netti patrimoniali non possono essere determinati, il danno è liquidato in misura pari alla differenza tra attivo e passivo accertati nella procedura.”.

La riorganizzazione dell’assetto d’impresa, se necessaria per rendersi aderente alla normativa, dovrà operare su due basi: una discrezionale e una obbligata.

Quella discrezionale, per quanto soggetta ai vincoli della normativa, presuppone la capacità dell’organizzazione imprenditoriale di rilevare tempestivamente gli indizi di crisi dell’impresa e di adottare con sollecitudine le misure più idonee alla sua composizione cosicché all’esito dell’allerta o anche prima della sua attivazione, l’imprenditore possa accedere al procedimento di composizione assistita della crisi senza perdere il possesso dell’azienda e con la garanzia che da ciò non ne derivi la risoluzione dei contratti pendenti, anche se stipulati con pubbliche amministrazioni, né di revoca degli affidamenti bancari concessi. Quindi l’imprenditore con la massima libertà potrà attuare le scelte organizzative che riterrà più opportune per prevenire l’insorgere di situazioni che possano compromettere la salute dell’azienda e salvaguardare così la continuità aziendale e qualora non sufficienti adottare, poi, misure per la composizione dello stato di crisi.

Come si vede il Codice con un drastico cambio d’impostazione rispetto alla legge fallimentare non mira a togliere all’imprenditore la gestione dell’azienda in crisi sostituendolo con un organo giurisdizionale, ma lo responsabilizza attraverso l’assunzione di idonee e tempestive iniziative per una rapida definizione della procedura, anche al fine di non pregiudicare i diritti dei creditori e la gestione del patrimonio o dell’impresa durante la procedura di regolazione della crisi o dell’insolvenza nell’interesse prioritario dei creditori. La nomina degli organi della liquidazione giudiziale (giudice delegato e curatore) avverranno solo qualora tutti i tentativi di risanamento della crisi d’impresa non avranno avuto successo.

Per il codice costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta, anche tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresì indicatori di crisi i ritardi nei pagamenti reiterati e di ammontare significativo.

Il primo effetto è quello di dover rivedere la produzione dei documenti contabili, che nelle PMI sono tradizionalmente patrimoniali ed economici, integrandoli con i rendiconti finanziari e con altri documenti basati sui flussi di cassa, riassestando, quindi, la reportistica aziendale e il lavoro svolto durante le riunioni dell’organo amministrativo. In sostanza tutti gli imprenditori, a prescindere dalle loro dimensioni, saranno chiamati a ragionare al pari delle grandi aziende, dovendo superare l’idea dell’utile economico come unico valore in grado di certificare la bontà dei propri affari a favore della capacità di generare liquidità per far fronte agli impegni assunti.

L’importanza di questo fattore è perfettamente comprensibile laddove si consideri che il Codice prevede dal 15 agosto 2020 (con l’eccezione dell’Agenzia delle entrate, il cui obbligo decorre dalle comunicazioni della liquidazione periodica IVA relative al primo trimestre dell’anno d’imposta successivo all’entrata in vigore del Codice stesso) l’obbligo di segnalazione da parte dei creditori pubblici qualificati dell’esposizione debitoria dell’imprenditore quando raggiunge determinate soglie che la norma considera rilevanti.

Le soglie sono considerate rilevanti:

  1. a) per l’Agenzia delle entrate, quando l’ammontare totale del debito scaduto e non versato per l’imposta sul valore aggiunto, risultante dalla comunicazione della liquidazione periodica sia pari ad almeno il 30 per cento del volume d’affari del medesimo periodo e:
  • non inferiore a euro 25.000 per volume d’affari risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente fino a 2.000.000 di euro;
  • non inferiore a euro 50.000 per volume d’affari risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente fino a 10.000.000 di euro;
  • non inferiore a euro 100.000, per volume d’affari risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente oltre 10.000.000 di euro;
  1. b) per l’Istituto nazionale della previdenza sociale, quando il debitore è in ritardo di oltre sei mesi nel versamento di contributi previdenziali di ammontare superiore alla metà di quelli dovuti nell’anno precedente e superiore alla soglia di euro 50.000;
  2. c) per l’agente della riscossione, quando la sommatoria dei crediti affidati per la riscossione dopo la data di entrata in vigore del Codice, autodichiarati o definitivamente accertati e scaduti da oltre novanta giorni superi, per le imprese individuali, la soglia di euro 500.000 e, per le imprese collettive, la soglia di euro 1.000.000.

Oltre alle sanzioni per omesso versamento l’entrata in vigore del Codice farà scattare, pertanto al superamento delle soglie fissate, anche il più grave effetto della segnalazione di insolvenza, con la conseguenza che scaduto il termine di novanta giorni dalla ricezione dell’avviso senza che il debitore abbia dato prova di aver estinto il proprio debito o di averlo altrimenti regolarizzato per intero con le modalità previste dalla legge o di essere in regola con il pagamento rateale, o di aver presentato istanza di composizione assistita della crisi o domanda per l’accesso ad una procedura di regolazione della crisi e dell’insolvenza, i creditori pubblici qualificati procederanno senza indugio alla segnalazione all’Organismo di composizione della crisi d’impresa che sarà in molti casi l’anticamera della liquidazione giudiziale (oggi fallimento).

Invece, la riorganizzazione obbligata dell’assetto dell’impresa – imposta dalla norma – passa per la nomina dell’organo di controllo (ODC) o del revisore.

L’articolo 379 del Decreto Legislativo 14/2019 di riforma dell’art. 2477 del codice civile, prevede che entro nove mesi dalla sua entrata in vigore (ossia entro il 16 dicembre 2019) le Società a responsabilità limitata, salvo dover uniformare l’atto costitutivo e lo statuto se non già conformi alle disposizioni della riforma, dovranno necessariamente nominare un ODC o un revisore:

  • quando la nomina di tale organo e/o del revisore èprevista dallo statuto;
  • in mancanza di disposizioni statutarie, quando si verifica almeno una delle seguenti circostanze:
  • la società è tenuta alla redazione delbilancio consolidato;
  • la società controlla un’altra società obbligata alla revisione legale dei conti;
  • la società ha superato, per due esercizi consecutivi, uno o più dei seguenti limiti dimensionali:
  • totale dell’attivo dello stato patrimoniale: Euro 2 milioni (contro i precedenti 4,4 milioni);
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni: Euro 2 milioni (contro i precedenti € 8,8);
  • dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità (contro le precedenti 50 unità).

La rilevante riduzione dei parametri dimensionali che, se superati per due esercizi consecutivi, faranno scattare gli obblighi in discorso e la sufficienza del superamento anche di un solo parametro (e non di due congiuntamente, come è ancora previsto dalla disposizione pre-riforma) imporranno a numerose Srl – a catena anche alle loro controllanti seppure non superino nessuno dei limiti dimensionali – di nominare un revisore o un ODC.

In presenza dei requisiti sopra esposti, la norma richiede che la Srl nomini un revisore legale unico (o in alternativa, una società di revisione) oppure un sindaco unico o un collegio sindacale.

Sebbene l’espressione “la nomina dell’organo di controllo o del revisore” alimenti interpretazioni divergenti, secondo l’orientamento prevalente:

  • sarebbe permessa la nomina del solo revisore legale o della società di revisione;
  • non sarebbe invece permessa la nomina del solo ODC che, se effettuata, farebbe scattare a carico della Srl l’obbligo di assegnare anche l’incarico della revisione legale, conferendolo allo stesso ODC oppure a un revisore legale “esterno” o a una società di revisione.

Gli organi di controllo societari, il revisore contabile e la società di revisione, ciascuno nell’ambito delle proprie funzioni, avranno l’obbligo di verificare che l’organo amministrativo valuti costantemente, assumendo le conseguenti idonee iniziative, se l’assetto organizzativo dell’impresa è adeguato, se sussiste l’equilibrio economico finanziario e qual è il prevedibile andamento della gestione, nonché di segnalare immediatamente allo stesso organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi.

Segnalazioni che difficilmente saranno omesse da parte degli organi di controllo (come sovente accaduto in passato per la concentrazione o la commistione delle figure professionali incaricate dall’azienda a svolgere le funzioni di controllo con quelle assegnatarie della consulenza), in quanto la loro tempestività costituirà causa di esonero dalla responsabilità solidale per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni o azioni successivamente poste in essere dall’organo amministrativo, che non siano conseguenza diretta delle decisioni assunte prima della segnalazione e in considerazione anche del fatto che non costituirà giusta causa di revoca dall’incarico la segnalazione effettuata a norma di legge.

A tal fine, è assegnato all’organo di controllo della società, ossia al sindaco unico o al collegio sindacale e al revisore legale, il compito di verificare che l’organo amministrativo valuti costantemente l’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa, la sussistenza dell’equilibrio economico finanziario e il prevedibile andamento della gestione, nonché di segnalare immediatamente l’esistenza di fondati indizi della crisi.

Nella scelta dell’organo di controllo (sindaco unico, collegio sindacale, revisore legale o società di revisione), la Srl dovrà considerare vari aspetti e non optare per la nomina del solo revisore con l’obiettivo di contenere i costi perché questo atteggiamento, in caso di crisi, potrebbe verificarsi anti-producente per l’accesso alle varie misure premiali previste. Misure premiali che sono escluse tutte le volte che l’iniziativa del debitore volta a prevenire l’aggravarsi della crisi non è tempestiva.

Una decisione consapevole dovrebbe, allora, tener conto che:

  • la nomina dell’ODC amplia e rafforza la portata e l’efficacia del sistema di controllo: i sindaci, a differenza del revisore, partecipano alle riunioni degli organi amministrativi e delle assemblee dei soci e pertanto sono messi in grado di vigilare sulla correttezza dei processi decisionali, essendo coinvolti, fin dall’inizio, nel loro svolgimento;
  • l’ODC vigila sull’osservanza della legge e dello statutoed è dotato di rilevanti poteri di ispezione e intervento per l’individuazione delle irregolarità.

La partecipazione più assidua alle decisioni dell’organo amministrativo da parte dei soggetti deputati al controllo potrebbe, infatti, aiutarlo a recepire tempestivamente gli alerts che indicano l’aggravarsi della situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda o il venir meno del presupposto della continuità aziendale e con ciò permettergli di intervenire senza indugio, proponendo la domanda di accesso ad una delle procedure regolate dal Codice entro il termine di sei mesi, ovvero l’istanza di composizione della crisi entro il termine di tre mesi dal verificarsi delle seguenti condizioni:

  1. a) l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno sessanta giorni per un ammontare pari ad oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;
  2. b) l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno centoventi giorni per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
  3. c) il superamento, nell’ultimo bilancio approvato, o comunque per oltre tre mesi, degli indici elaborati che saranno elaborati in attuazione della normativa.

Infine, la riforma della crisi d’impresa lascia invariati i parametri delle imprese minori che sono quelle che presentano congiuntamente i seguenti requisiti:

1) un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore;

2) ricavi, in qualunque modo essi risultino, per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore;

3) un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila;

e per le quali è eventualmente attivabile il procedimento di composizione assistita della crisi.

Alla luce di quanto appena detto, le Srl in occasione della chiusura del prossimo bilancio dovranno verificare di non aver superato nessuno dei parametri dimensionali in entrambi gli ultimi due bilanci antecedenti quello in corso alla data del 16 dicembre 2019. In caso contrario dovranno iniziare a pensare a quale organo affidare il controllo sulla base della loro complessità aziendale, delle loro esigenze anche economiche ma pur sempre nell’ottica di meglio rispondere alle finalità del Codice per farsi trovare preparate alla scadenza.

In alternativa valutare nuovi assetti giuridici per non ricadere in questa previsione.

Da subito, tutti gli imprenditori, dovranno pensare alla loro riorganizzazione e alle idonee misure da adottare per rilevare tempestivamente lo stato di crisi o la perdita della continuità aziendale, attrezzandosi anche al fine di evitare le segnalazioni da parte dei creditori pubblici qualificati dell’esposizione debitoria, quando tali segnalazioni inizieranno.

Certamente un percorso non facile e incalzante che se ben attuato potrà portare ad un tessuto economico più sano e a rapporti economici meno conflittuali rispetto al recente passato.

LEGGE DI BILANCIO 2019

La legge n. 145/2018 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021) si compone di 19 articoli. L’articolo 1 è composto da 1143 commi e contiene gli interventi di legge.

Gli interventi di carattere tributario di interesse commentati dall’Agenzia delle entrate sono i seguenti:

Clausola di salvaguardia Iva (comma 2)

Bloccati gli aumenti delle aliquote Iva per il 2019 e rimodulati gli aumenti per gli anni successivi

Aliquota Iva dispositivi medici (comma 3)

I dispositivi medici a base di sostanze normalmente utilizzate per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari vengono inseriti nel novero dei beni a cui si applica l’aliquota Iva del 10%

Iva agevolata prodotti di panetteria (comma 4)

L’aliquota Iva agevolata del 4% viene estesa ad alcuni ingredienti utilizzati per la preparazione del pane (destrosio e saccarosio, grassi e oli alimentari industriali ammessi dalla legge, cereali interi o in granella e semi, semi oleosi, erbe aromatiche e spezie di uso comune)

Accise carburanti (comma 5 e 6)

Bloccato l’aumento delle accise sui carburanti per il 2019 e rimodulati gli aumenti previsti a partire dal 2020

Fiscalità delle imprese immobiliari (comma 7 e 8)

Per le società esercenti in via effettiva e prevalente attività immobiliare, i limiti e le regole di deducibilità previsti dal Tuir in materia di interessi passivi non si applicano agli interessi relativi ai finanziamenti garantiti da ipoteca su immobili destinati alla locazione

Estensione del regime forfetario (comma da 9 a 11)

I contribuenti persone fisiche, esercenti attività d’impresa, arti o professioni, possono accedere al regime forfetario introdotto dalla legge di stabilità 2015 a condizione che nell’anno precedente abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 65mila euro (la normativa previgente prevedeva limiti diversi in base al codice Ateco dell’attività esercitata)

Deducibilità IMU immobili strumentali (comma 12)

Viene elevata dal 20% al 40% la percentuale di deducibilità dalle imposte sui redditi dell’IMU dovuta sugli immobili strumentali

Imposta sostitutiva per lezioni private e ripetizioni (comma da 13 a 16)

Dal 1° gennaio 2019, ai compensi derivanti dall’attività di lezioni private e ripetizioni, svolta dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado, si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef (e delle relative addizionali) con aliquota del 15%. È comunque possibile optare per la tassazione ordinaria

Imposta sostitutiva per imprenditori individuali, artisti e professionisti (comma da 17 a 22)

Dal 1° gennaio 2020, le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che nel periodo d’imposta precedente a quello per il quale è presentata la dichiarazione hanno conseguito ricavi o percepito compensi compresi tra 65.001 euro e 100mila euro possono applicare al reddito d’impresa o di lavoro autonomo un’imposta sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali regionale e comunale e dell’Irap con aliquota del 20%

Riporto delle perdite per i soggetti Irpef (comma da 23 a 26)

La disciplina del riporto delle perdite da parte dei soggetti Irpef, a prescindere dal regime contabile adottato, viene modificata con l’obiettivo di avvicinare il relativo regime fiscale a quello previsto per i soggetti IRES

Detrazione mantenimento cani guida (comma 27)

Passa da 516,46 a 1.000 euro la misura della detrazione forfetaria relativa alle spese sostenute dai non vedenti per il mantenimento dei cani guida (nel limite di spesa di 510.000 euro per il 2020 e di 290.000 euro annui a partire dal 2021)

Tassazione agevolata utili reinvestiti (comma da 28 a 34)

A partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, le imprese che incrementano i livelli occupazionali (personale dipendente assunto con contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato) ed effettuano investimenti in beni strumentali materiali nuovi possono, a determinate condizioni, applicare un’aliquota IRES più bassa (aliquota ordinaria ridotta di 9 punti percentuali)

Imposta servizi digitali (comma da 35 a 50)

Viene istituita l’imposta sui servizi digitali con aliquota del 3%. Il tributo si applica ai soggetti esercenti attività d’impresa che, singolarmente o a livello di gruppo, nel corso di un anno solare realizzano congiuntamente: a) un ammontare complessivo di ricavi ovunque realizzati non inferiore a 750 milioni di euro; b) un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali realizzati in Italia non inferiore a 5,5 milioni di euro. È abrogata l’imposta sulle transazioni digitali, introdotta dalla legge di bilancio 2018 e che avrebbe dovuto essere operativa dal 1° gennaio 2019

IRES enti non a scopo di lucro e IACP (comma 51 e 52)

Abrogata la riduzione alla metà dell’IRES dovuta dagli enti non a scopo di lucro e dagli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp). Il calcolo dell’acconto per il 2019 deve essere effettuato considerando, come imposta del periodo precedente, quella risultante dall’applicazione della nuova disciplina

Fatturazione elettronica e operatori sanitari (comma 53 e 54)

Per il periodo d’imposta 2019, i soggetti tenuti all’invio dei dati per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata non possono emettere fatture elettroniche con riferimento alle fatture i cui dati sono da inviare al Sistema tessera sanitaria. Le informazioni fiscali trasmesse all’Sts possono essere utilizzate solo dalle Pa per l’applicazione delle disposizioni in materia tributaria e doganale, ovvero in forma aggregata per il monitoraggio della spesa sanitaria pubblica e privata complessiva

Credito d’imposta adeguamento tecnologico per invio corrispettivi (comma 55)

Viene modificata la disciplina del contributo per l’acquisto o l’adattamento degli strumenti per la memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi, prevedendo che esso sia direttamente concesso al soggetto obbligato all’invio, sotto forma di credito d’imposta compensabile (la disciplina previgente stabiliva che il contributo fosse anticipato dal fornitore sotto forma di sconto sul prezzo praticato e a lui successivamente rimborsato come credito d’imposta)

Fatturazione nei contratti di sponsorizzazione (comma 56)

Abrogata la norma, introdotta dal “decreto fiscale” (articolo 10, comma 02, Dl 119/2018), secondo cui gli obblighi di fatturazione e registrazione per i contratti di sponsorizzazione e pubblicità, relativi agli enti sportivi dilettantistici che applicano il regime forfettario opzionale, sono adempiuti dai cessionari

Accise autotrasporto (comma 57 e 58)

Deve ritenersi implicitamente abrogata la norma che prevede, dal 2019, il taglio del 15% del credito d’imposta a favore degli autotrasportatori, in relazione all’aumento dell’accisa sul gasolio commerciale usato come carburante. Il credito, quindi, è applicabile senza riduzioni

Cedolare secca sugli immobili commerciali (comma 59)

Per i contratti di locazione, stipulati nel 2019, relativi a locali commerciali, rientranti nella categoria catastale C/1 (fino a 600 mq di superficie, escluse le pertinenze) è possibile optare per l’applicazione della cedolare secca (aliquota 21%)

Iper ammortamento (comma da 60 a 65 e 229)

Prorogato, anche per il 2019, l’iper ammortamento. Nel novero dei costi per cui spetta il beneficio vengono inclusi anche quelli sostenuti a titolo di canone per l’accesso, mediante soluzioni di cloudcomputing, ai beni immateriali agevolabili, limitatamente alla quota del canone di competenza del singolo periodo d’imposta di vigenza della disciplina di favore

Estromissione immobili strumentali (comma 66)

La disciplina dell’estromissione agevolata dei beni immobili strumentali viene estesa alle esclusioni dal patrimonio dell’impresa dei beni posseduti al 31 ottobre 2018, effettuate dal 1° gennaio al 31 maggio 2019. I versamenti rateali dell’imposta sostitutiva dell’8% devono essere eseguiti, rispettivamente, entro il 30 novembre 2019 e il 16 giugno 2020

Detrazioni recupero edilizio, risparmio energetico e acquisto mobili ed elettrodomestici (comma 67)

Anche per il 2019, vengono confermate le detrazioni fiscali relative alle spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica (a seconda dei casi, 50%, 65%, 70%, 75%, 80%, 85%), di recupero edilizio (50%) e per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici (50%)

Bonus verde (comma 68)

Il bonus verde (detrazione Irpef del 36%, nel limite massimo di 5mila euro, per gli interventi di sistemazione a verde) si applica anche nel 2019

Credito d’imposta ricerca e sviluppo (comma da 70 a 72)

La misura del credito d’imposta relativo agli investimenti in attività di ricerca e sviluppo passa, in via generale, dal 50% al 25%. L’importo massimo annualmente concedibile a ciascuna impresa scende da 20 a 10 milioni di euro. Si indicano più dettagliatamente le spese agevolabili e sono introdotti nuovi adempimenti documentali per la spettanza e l’utilizzabilità del bonus

Credito d’imposta riciclaggio plastiche miste (comma da 73 a 77)

Alle imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero imballaggi biodegradabili e compostabili o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell’alluminio, è riconosciuto, per il 2019 e il 2020, un credito d’imposta del 36% delle spese sostenute e documentate

Credito d’imposta formazione 4.0 (comma da 78 a 81)

Il credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano nazionale industria 4.0 si applica anche alle spese sostenute nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018

Terzo settore (comma 82)

Nell’ambito della disciplina fiscale degli enti del Terzo settore, viene introdotta una nuova disposizione in base alla quale sono considerate non commerciali le attività in campo sociale, sanitario e socio-sanitario svolte da fondazioni ex Ipab a condizione che gli utili siano interamente reinvestiti nelle stesse attività e che non sia deliberato alcun compenso a favore degli organi amministrativi

Canone TV (comma 89 e 90)

L’importo del canone tv viene fissato, a regime, a 90 euro

Credito d’imposta rimozione amianto (comma da 156 a 161)

Per le erogazioni liberali in denaro, effettuate nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2018, per interventi su edifici e terreni pubblici finalizzati alla bonifica ambientale (compresa la rimozione dell’amianto), alla prevenzione e al risanamento del dissesto idrogeologico, alla realizzazione o alla ristrutturazione di parchi e aree verdi attrezzate e al recupero di aree dismesse di proprietà pubblica, spetta un credito d’imposta nella misura del 65%

Definizione agevolata debiti contribuenti in difficoltà economica (comma da 184 a 199)

Coloro che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica (Isee del nucleo familiare non superiore a 20mila euro) possono estinguere i debiti tributari, diversi da quelli oggetto dello stralcio fino a 1.000 euro previsto dal Dl 119/2018, affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 e derivanti dall’omesso versamento delle imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di controllo automatico delle dichiarazioni stesse, nonché dall’omesso versamento dei contributi. Per la definizione, è previsto il pagamento (in unica soluzione o in più rate) del capitale e degli interessi in misura percentuale (16, 20 e 35%, a seconda dell’Isee) e delle somme spettanti all’agente della riscossione a titolo di aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella. Non si pagano, quindi, le sanzioni e gli interessi di mora ovvero, in caso di contributi previdenziali, le somme aggiuntive

PIR (comma da 211 a 215)

Viene modificata la disciplina dei piani di risparmio a lungo termine allo scopo di incentivare gli investimenti verso fondi di venture capital, nonché verso strumenti finanziari negoziati in strumenti multilaterali di negoziazione emessi da Pmi. Si prevede l’innalzamento dal 5% al 10% della quota dell’attivo patrimoniale che gli enti di previdenza obbligatoria e le forme di previdenza complementare possono destinare a specifici investimenti qualificati e a piani di risparmio a lungo termine

Investimenti in start-up innovative (comma 218)

Per il 2019, le aliquote delle detrazioni e delle deduzioni previste a favore di chi investe nel capitale sociale di una start up innovativa passano dal 30% al 40%. Nei casi di acquisizione dell’intero capitale sociale di start up innovative da parte di soggetti IRES, le stesse aliquote sono aumentano, per il 2019, dal 30% al 50% a condizione che l’intero capitale sociale sia mantenuto per almeno tre anni

Pensionati “esteri” che si trasferiscono nel Mezzogiorno (comma 273 e 274)

Le persone fisiche, titolari di pensioni estere, che trasferiscono la propria residenza in Italia in un comune del Mezzogiorno (Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia) con popolazione non superiore a 20mila abitanti, possono optare per l’assoggettamento dei redditi di qualunque categoria, percepiti da fonte estera o prodotti all’estero, a un’imposta sostitutiva del 7 per cento

Consultazione delle fatture elettroniche (comma 354)

Su richiesta degli interessati, i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate mettono a disposizione dei consumatori finali le fatture elettroniche emesse nei loro confronti

Sport bonus (comma da 621 a 628)

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate da privati nel corso del 2019 per interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche, spetta un credito d’imposta del 65%

Esenzione imposta di bollo (comma 646)

Si estende l’esenzione dall’imposta di bollo anche agli atti posti in essere, o richiesti, dalle associazioni e società sportive dilettantistiche senza fine di lucro riconosciute dal Coni

Accise birra (comma da 689 a 691)

Passa da 3 euro a 2,99 euro per ettolitro e grado-plato la misura dell’accisa sulla birra. Vengono semplificate le procedure di accertamento sulla birra prodotta presso birrifici artigianali di minore dimensione (quelli con produzione annua non superiore a 10mila ettolitri): per tale birra l’accisa è ulteriormente decurtata del 40%

Raccolta occasionale prodotti non legnosi (comma da 692 a 699)

I redditi derivati dallo svolgimento in via occasionale (ossia, quando i corrispettivi per la vendita dei beni non superano i 7mila euro annui) delle attività di raccolta di prodotti selvatici non legnosi ricompresi nella classe Ateco 02.30 (ad esempio, funghi, tartufi, bacche, frutta in guscio (a cui si aggiunge la raccolta di piante officinali spontanee), da parte delle persone fisiche, sono assoggettati a un’imposta sostitutiva dell’Irpef (e relative addizionali), pari a 100 euro. I raccoglitori occasionali, inoltre, sono esonerati dal versamento dell’Iva e da tutti gli obblighi documentali e contabili, compresa la dichiarazione annuale.

Si prevede che per i tartufi, nei limiti della quantità standard di produzione da stabilire con decreto ministeriale, si applica l’aliquota Iva del 4%. Invece, per i tartufi freschi o refrigerati si applica l’Iva al 5% e per i tartufi congelati, essiccati o preservati in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurare temporaneamente la conservazione, ma non preparati per il consumo immediato, si applica l’Iva al 10 per cento

Trattamento fiscale dei familiari dell’imprenditore agricolo (comma 705)

I familiari coadiuvanti del coltivatore diretto, che risultano iscritti nella gestione assistenziale e previdenziale agricola quali coltivatori diretti, beneficiano della disciplina fiscale propria dei titolari dell’impresa agricola, al cui esercizio partecipano attivamente

Zona franca urbana sisma Centro Italia (comma 759)

Le esenzioni e le agevolazioni previste per la zona franca urbana istituita nel territorio dei comuni terremotati del Centro Italia (articolo 46, Dl 50/2017) vengono estese alle imprese che intraprendono una nuova iniziativa economica all’interno del perimetro della Zfu entro il 31 dicembre 2019 (ad esclusione delle imprese operanti nel settore dell’edilizia e dell’impiantistica che alla data del 24 agosto 2016 non avevano la sede nei territori colpiti dal terremoto). Inoltre, la fruibilità delle agevolazioni viene estesa ai periodi di imposta 2019 e 2020

Credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari (comma 762)

Si chiarisce che le agevolazioni fiscali previste dall’articolo 57-bis del Dl 50/2017 (“bonus pubblicità”) sono concesse ai sensi e nei limiti della normativa europea in materia di aiuti de minimis

Riduzione crediti d’imposta (comma 805)

Si prevede la riduzione delle misure dei crediti d’imposta attribuiti agli esercenti di sale cinematografiche, agli esercenti di attività di vendita di libri al dettaglio, nonché alle imprese che realizzano prodotti editoriali e che effettuano investimenti in editoria e programmi di ristrutturazione economica

Credito d’imposta edicole (comma da 806 a 809)

Per il 2019 e il 2020, agli esercenti attività commerciali che operano esclusivamente nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici è riconosciuto un credito d’imposta (nella misura massima di 2mila euro), parametrato agli importi pagati a titolo di IMU, Tasi, Cosap e Tari con riferimento ai locali dove si svolge l’attività

Rivalutazione quote societarie (comma da 940 a 950)

Le imprese che non adottano i principi contabili internazionali possono rivalutare i beni e le partecipazioni, a esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività, risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2017. È previsto il pagamento di un’imposta sostitutiva con aliquota del 16% per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili; per l’affrancamento del saldo attivo della rivalutazione, è dovuta un’imposta sostitutiva del 10%

Esenzione IMU comuni terremotati Emilia-Romagna (comma 985)

Nei comuni dell’Emilia-Romagna colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, l’esenzione IMU è prorogata fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2019

Proroga termini sisma Centro Italia (comma 991, 993-995, 997 e 998)

Nei territori del Centro Italia colpiti dal terremoto: i soggetti diversi dai titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo, nonché dagli esercenti attività agricole, versano i tributi oggetto di sospensione entro il 1° giugno 2019, con possibilità di dilazionare il pagamento fino a un massimo di 120 rate mensili di pari importo, a partire 1° giugno 2019; gli adempimenti e i pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria sospesi sono effettuati entro il 1° giugno 2019, con possibilità di dilazionare il pagamento fino a un massimo di 120 rate mensili di pari importo, a partire 1° giugno 2019; l’esenzione da Irpef e IRES dei redditi dei fabbricati distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero viene estesa fino al 2020; i termini per la notifica delle cartelle di pagamento e per la riscossione delle somme risultanti dagli atti di accertamento esecutivo e di quelle accertate dall’Inps, nonché per le attività esecutive da parte degli agenti della riscossione, e i termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli enti creditori riprenderanno a decorrere al 1° gennaio 2020; per le attività ivi localizzate (sede legale od operativa) non sono dovute l’imposta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi e la tassa di occupazione per gli spazi e le aree pubbliche

Zona franca urbana Genova (comma 1020)

Le agevolazioni fiscali (esonero dalle imposte sui redditi, dall’Irap, dalle imposte locali e dai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali) che le imprese con la sede principale o una sede operativa all’interno della Zfu istituita nel territorio di Genova (a seguito del crollo di un tratto del ponte Morandi) possono richiedere, per la prosecuzione delle proprie attività all’interno del capoluogo ligure, in alternativa ai benefici previsti dagli articoli 3 e 4, Dl 109/2018, sono concesse anche per il 2019. Tali esenzioni spettano anche alle imprese che avviano la propria attività all’interno della zona franca entro il 31 dicembre 2019, limitatamente al primo anno di attività

Regime fiscale strutture periferiche enti pubblici non economici (comma 1022)

Per le strutture periferiche di natura privatistica necessarie agli enti pubblici non economici per attuare i propri compiti di servizio pubblico non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali

Incentivi acquisto veicoli elettrici e infrastrutture di ricarica (comma da 1031 a 1047)

Si introducono disincentivi, sotto forma di imposta, per l’acquisto di autovetture nuove con emissioni di CO2 superiori a determinati limiti e incentivi per l’acquisto di autovetture nuove a basse emissioni. Tra le altre, si ricordano le seguenti misure: credito d’imposta a favore delle imprese costruttrici o importatrici dei veicoli nuovi a base emissioni inquinanti a fronte del rimborso ai venditori del contributo riconosciuto agli acquirenti; detrazione del 50% (su un ammontare complessivo non superiore a 3mila euro) per le spese sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 relative all’acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati a energia elettrica; dal 1° marzo 2019 e fino al 31 dicembre 2021, chiunque acquista, anche in locazione finanziaria, e immatricola in Italia un veicolo di categoria Ml nuovo di fabbrica è tenuto al pagamento di un’imposta parametrata al numero di grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro eccedenti la soglia di 160 CO2g/km

Tassa automobilistica per i veicoli storici (comma 1048)

Gli autoveicoli e i motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa tra i venti e i ventinove anni, se in possesso del certificato di rilevanza storica, e qualora tale riconoscimento di storicità sia riportato sulla carta di circolazione, sono assoggettati al pagamento della tassa automobilistica con una riduzione pari al 50%

Prelievo erariale unico sugli apparecchi da divertimento (comma 1051)

Dal 1° gennaio 2019 aumentano dell’1,35% e dell’1,25% le aliquote del Preu applicabili, rispettivamente, agli apparecchi new slot e videolottery

Disposizioni in materia di giochi (comma 1052)

Dal 1° gennaio 2019, l’imposta unica prevista dal Dlgs 504/1998 è stabilita: per i giochi di abilità a distanza con vincita in denaro e per il bingo a distanza, nella misura del 25% delle somme che non risultano restituite al giocatore; per le scommesse a quota fissa (escluse quelle ippiche), nelle misure del 20%, se la raccolta avviene su rete fisica, e del 24%, se la raccolta avviene a distanza, applicata sulla differenza tra le somme giocate e le vincite corrisposte; per le scommesse a quota fissa su eventi simulati, nella misura del 22% della raccolta (al netto delle somme restituite in vincite al giocatore)

Rivalutazione terreni e partecipazioni (comma 1053 e 1054)

Rivalutabili, entro il prossimo 30 giugno, terreni e partecipazioni posseduti alla data del 1° gennaio 2019. Si ridetermina il valore delle aliquote per il calcolo dell’imposta sostitutiva: 11% per le partecipazioni qualificate, 10% per le partecipazioni non qualificate e per i terreni edificabili e con destinazione agricola

Abrogazione IRI (comma 1055)

A decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017, è abrogato il regime opzionale dell’imposta sul reddito d’impresa (IRI)

Svalutazioni e perdite su crediti enti creditizi e finanziari e imprese di assicurazione (comma 1056 e 1065)

La deduzione della quota del 10% dell’ammontare dei componenti negativi, prevista ai fini IRES e Irap, per gli enti creditizi e finanziari e le imprese di assicurazione in relazione al periodo d’imposta 2018, è differita al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2026. Per la determinazione degli acconti IRES e Irap dovuti per il 2018, non si tiene conto del differimento

Incentivi rottamazione per acquisto veicoli non inquinanti (comma da 1057 a 1064)

A chi, nel 2019, acquista in Italia, anche in locazione finanziaria, un veicolo elettrico o ibrido nuovo, di potenza inferiore o uguale a 11kW (categorie L1 e L3) e rottama un veicolo delle stesse categorie di cui è proprietario o utilizzatore da almeno dodici mesi, spetta un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 3mila euro, nel caso in cui il veicolo consegnato per la rottamazione sia della categoria euro 0, 1 e 2. Le imprese costruttrici o importatrici del veicolo rimborsano al venditore l’importo del contributo riconosciuto all’acquirente e lo recuperano sotto forma di credito d’imposta da utilizzare in compensazione

Acconto imposta sulle assicurazioni (comma 1066)

La misura dell’acconto dell’imposta sulle assicurazioni è elevata all’85% per il 2019, al 90% per il 2020 e al 100% a partire dal 2021

Deducibilità perdite su crediti Ifrs 9 (comma da 1067 a 1069)

I componenti reddituali derivanti esclusivamente dall’adozione del modello di rilevazione delle perdite su crediti “Ifrs 9”, iscritti in bilancio da enti creditizi e finanziari in sede di prima adozione del medesimo principio, sono deducibili dalla base imponibile IRES e Irap per il 10% del loro ammontare nel periodo d’imposta di prima adozione dell’Ifrs 9 e per il restante 90% in quote costanti nei nove periodi d’imposta successivi

Principi contabili internazionali (comma 1070 e 1071)

Si introduce la facoltà, in luogo dell’obbligo, di applicare i principi contabili internazionali per i soggetti previsti dall’articolo 2, Dlgs 38/2005, i cui titoli non sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato (la facoltà è operativa a partire dall’esercizio precedente all’entrata in vigore della legge in esame)

Tassazione dei tabacchi lavorati (comma da 1074 a 1078)

Si aumenta la componente specifica per il calcolo dell’accisa complessiva delle sigarette e l’accisa minima applicabile ad altri tabacchi lavorati. Viene incrementato l’onere fiscale minimo per le sigarette e le aliquote base per il calcolo delle accise per sigarette, sigari e sigaretti

Ammortamento del valore dell’avviamento e di altri beni immateriali (comma 1079)

Si rinvia la possibilità di dedurre le quote di ammortamento del valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali che hanno dato luogo all’iscrizione di attività per imposte anticipate, cui si applicano le disposizioni del Dl 225/2010 in materia di conversione in credito d’imposta, che non sono state ancora dedotte fino al periodo d’imposta 2017. La deducibilità di tali componenti si articola dal 2019 al 2029 con percentuali specificamente individuate

Abrogazione ACE (comma 1080)

L’agevolazione Ace (aiuto alla crescita economica) è abrogata

Imposta di registro (comma 1084)

La norma della legge di bilancio 2018 che ha modificato l’articolo 20 del Testo unico dell’imposta di registro, stabilendo che per la tassazione da applicare all’atto presentato per la registrazione non vanno considerati elementi interpretativi esterni all’atto o contenuti in altri negozi giuridici collegati, viene qualificata espressamente come di interpretazione autentica

Abrogazione deduzioni e credito d’imposta Irap (comma da 1085 a 1087)

Nell’ambito della disciplina Irap vengono abrogati: la deduzione, per un importo fino a 15mila euro su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo d’imposta nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, aumentato a 21mila euro per le lavoratrici e per i lavoratori di età inferiore ai 35 anni; il credito d’imposta del 10% previsto a favore dei soggetti che determinano il valore della produzione netta ai sensi degli articoli da 5 a 9 del Dlgs 446/1997 e che non si avvalgono di lavoratori dipendenti

IMU-Tasi per immobili concessi in comodato (comma 1092)

La riduzione del 50% della base imponibile dell’IMU e della Tasi prevista per gli immobili concessi in comodato d’uso a parenti in linea retta entro il primo grado che li utilizzano come abitazione principale viene estesa, in caso di morte del comodatario, al coniuge di quest’ultimo in presenza di figli minori

Acconto cedolare secca (comma 1127)

A partire dal 2021 la misura dell’acconto dovuto per la cedolare secca (attualmente pari al 95%) viene innalzata al 100%

Imposta di bollo (comma 1128)

Dal 2021, la percentuale della somma che banche e assicurazioni devono versare a titolo di acconto sull’imposta di bollo assolta in modo virtuale, attualmente pari al 95%, passa al 100%

Contributo di sbarco nel comune di Venezia (comma 1129)

In alternativa all’imposta di soggiorno, il comune di Venezia è autorizzato ad applicare, per l’accesso alla città antica e alle altre isole minori della laguna, un contributo di sbarco fino a un importo massimo di 10 euro

Proroga maggiorazione Tasi (comma 1133, lettera b)

Per il 2019, i Comuni possono continuare a mantenere con espressa deliberazione del Consiglio comunale la stessa maggiorazione Tasi già confermata per gli anni 2016, 2017 e 2018

Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali

Sul sito internet dell’Agenzia delle entrate (www.agenziaentrate.gov.it) è disponibile la nuova guida sulle agevolazioni fiscali per il recupero del patrimonio edilizio aggiornata al 23 novembre.

La guida è scaricabile in formato pdf al seguente link:

https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Agenzia/Agenzia+comunica/Prodotti+editoriali/Guide+Fiscali/Agenzia+informa/AI+guide+italiano/Ristrutturazioni+edilizie+it/Guida_Ristrutturazioni__edilizie_2018.pdf

Via alla rottamazione-ter

L’Agenzia delle entrate-Riscossione ha predisposto un’apposita sezione del proprio sito dedicata alla c.d. rottamazione-ter delle cartelle esattoriali (https://www.agenziaentrateriscossione.gov.it/it/Per-saperne-di-piu/definizione-agevolata/definizione-agevolata-2018-/definizione-agevolata-2018-come-aderire/), dove, oltre a riepilogare i soggetti interessati e le modalità di adesione, risponde a specifiche Faq (https://www.agenziaentrateriscossione.gov.it/it/Per-saperne-di-piu/definizione-agevolata/definizione-agevolata-2018-/faq-definizione-agevolata-2018/) sull’argomento.

In particolare, per aderire alla definizione agevolata 2018 è necessario presentare, entro il 30 aprile 2019, l’apposita dichiarazione di adesione.

Dal 1° luglio stop al pagamento in contanti di salari e stipendi

Dal 1.07.2018 i datori di lavoro e i committenti sono obbligati a pagare le retribuzioni e i compensi – inclusi gli acconti – mediante strumenti di pagamento che ne garantiscano la tracciabilità: la firma della busta paga non costituisce più prova dell’avvenuto pagamento degli stipendi.

Il nuovo obbligo si applica ad ogni rapporto di lavoro subordinato indipendentemente dalla durata e dalle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, quindi anche ai contratti a tempo determinato, ai contratti part time, alle collaborazioni coordinate e continuative, al lavoro a intermittenza o a chiamata e a tutti i contratti instaurati dalle cooperative con i propri soci.

A tal fine, sono considerati strumenti di pagamento tracciabili:

– il bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;

– gli strumenti di pagamento elettronico;

– il pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

– l’emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

Pertanto, non è più ammesso il pagamento mediante contanti, pena l’applicazione di una sanzione da 1.000 a 5.000 euro.

Sono esclusi dal nuovo obbligo i rapporti di lavoro instaurati con le Pubbliche Amministrazioni, quelli di lavoro domestico, come colf, baby sitter e badanti, e i compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi occasionali.

Irretroattivo il raddoppio dei termini nelle violazioni da RW

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 02 febbraio 2018, n. 2662

Con sentenza n. 989/29/2015, depositata il 28 maggio 2015, la CTR della Toscana rigettò l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti dei signori A.C.P. e G.P. avverso la sentenza della CTP di Lucca, che aveva accolto i ricorsi, di seguito riuniti, separatamente proposti da ciascun contribuente avverso avvisi di accertamento per gli anni 2005, 2006 e 2007, ed atti di contestazione di sanzioni, con i quali erano rispettivamente recuperati a tassazione i maggiori redditi accertati negli anni di riferimento in base a detenzione di capitali in paese a fiscalità privilegiata, in virtù della presunzione di cui all’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78/2009, come convertito, con modificazioni, dalla l. 3 agosto 2009, n. 102, ed irrogate le relative sanzioni.

L’Amministrazione finanziaria, ricorrendo contro la sentenza ha denunciato violazione dell’art. 12, comma 2, del d.l. 1 luglio 2009, n. 78 e falsa applicazione degli artt. 3 della l. 27 luglio 2000, n. 212 e 12 disp. prel. cod. civ., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. lamentando l’erroneità in diritto della pronuncia impugnata nella parte in cui ha ritenuto che l’art. 12, comma 2, del succitato decreto abbia natura sostanziale, con conseguente irretroattività e non applicabilità alle annualità precedenti la sua entrata in vigore.

La Cassazione ha ritenuto tale motivo infondato per il seguente motivo:

L’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78/2009, in vigore dal 1° luglio 2009, convertito con modificazioni dalla l. 3 agosto 2009, n. 102, stabilisce che «in deroga ad ogni vigente disposizione di legge, gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999, n. 107, e al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 23 novembre 2001, n. 273, senza tener conto delle limitazioni ivi previste, in violazione degli obblighi di dichiarazione di cui ai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 4 del decreto legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, ai soli fini fiscali si presumono costituite, salva la prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione. In tale caso, le sanzioni previste dall’articolo 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, sono raddoppiate».

L’Amministrazione finanziaria insiste nel ritenere che la disposizione in oggetto abbia natura procedimentale e che, come tale, sarebbe soggetta al principio tempus regit actum, trovando applicazione anche riguardo alle somme detenute all’estero in violazione dei suddetti obblighi dichiarativi negli anni precedenti l’entrata in vigore dello stesso decreto legge n. 78/2009.

Tale assunto non può essere condiviso.

Gli accertamenti in questione, originati da processo verbale della Guardia di Finanza, che aveva rilevato che i nominativi dei suddetti contribuenti erano inseriti nella cd. “lista Falciani”, riportante quelli dei soggetti detentori di disponibilità finanziarie presso la HSBC Private Bank di Ginevra, sono riferiti agli anni 2005, 2006 e 2007.

Il precedente indicato nella proposta del relatore, Cass. sez. 5, 19 agosto 2015, n. 16951 pure riferito ad annualità (2005) anteriore all’entrata in vigore del succitato decreto legge n. 78/2009, nell’affermare l’utilizzabilità della cd. lista Falciani nell’ambito dell’attività di contrasto e accertamento dell’evasione fiscale, al pari di qualsiasi elemento con valore indiziario, con esclusione di quelli la cui inutilizzabilità discenda da una specifica disposizione di legge tributaria o dall’essere stati acquisiti in violazione di diritti fondamentali di rango costituzionale, ha ancora affermato, per quanto qui rileva, che, «ovviamente, tale principio di diritto, quanto agli effetti, va direttamente e necessariamente correlato sia agli obblighi dichiarativi (art. 4) e alle presunzioni (art. 6) di redditività stabiliti dalla l. n. 167/1990 nel testo vigente ratio ne temporis, a carico del contribuente per i trasferimenti di denaro ed altri valori verso l’estero».

Altre pronunce di questa Corte (cfr. Cass. sez. 5, 19 agosto 2015, n. 16950, in riferimento alla cd. “lista Vaduz”), sebbene non inerenti alla disamina ex professo dell’applicabilità retroattiva o meno della sopra trascritta disposizione di cui all’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78/2009, si basano comunque nell’ambito della valutazione della prova presuntiva quale delineata dalla legislazione vigente ratione temporis, o rimarcando, come nel caso di Cass. sez. 5, 26 agosto 2015, n. 17183, relativa alla cd. “Lista Pessina”, l’ordinario regime di prova presuntiva del codice civile a favore del fisco e di controprova del contribuente, ovvero, come ancora in tema di cd. “lista Falciani” (cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 28 aprile 2015, n. 8605, § 6.32 e § 7), affermando la sufficienza pure di un unico solido indizio a carico del contribuente, ma sempre senza applicare la novella del 2009.

D’altronde, la pretesa natura procedimentale della norma di cui all’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78/2009 che pone, in favore del fisco, una più favorevole presunzione legale relativa rispetto al quadro normativo previgente, oltre a porsi in contrasto con il tradizionale criterio della sedes materiae, che vede abitualmente le norme in tema di presunzioni collocate nel codice civile e dunque di diritto sostanziale e non già nel codice di rito, porrebbe il contribuente, che sulla base del quadro normativo previgente non avrebbe, ad esempio, avuto interesse alla conservazione di un certo tipo di documentazione, in condizione di sfavore, pregiudicandone l’effettivo espletamento del diritto di difesa, in contrasto con i principi di cui agli artt. 3 e 24 Cost.

L’ordinanza della Cassazione depone, quindi, ulteriormente a favore dell’irretroattività del raddoppio dei termini per le violazioni in materia di monitoraggio fiscale delle attività detenute all’estero – riconoscendo la natura sostanziale della norma e non, viceversa, procedimentale come sostenuto dall’amministrazione finanziaria – sulla base del fatto che le norme in tema di presunzione devono essere collocate nel codice civile, ovvero in raccolte di norme di diritto sostanziale e non nei codici di rito. Se così non fosse il contribuente, basandosi sul quadro normativo previgente, potrebbe legittimamente non conservare la documentazione idonea a superare la presunzione legale relativa introdotta successivamente, pregiudicandosi l’effettivo espletamento del diritto di difesa, in contrasto con i principi di cui agli artt. 3 e 24 Cost.

La politica dopo il petrolio

L’approvazione della legge di bilancio 2018 (nonché bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), non prevede nulla che riguardi il superamento del consumo di carburanti per autotrazione. In questo momento è forse prematuro un piano post petrolio, ma iniziare a spingere la politica economica anche in tale direzione con interventi concreti sarebbe stata una dimostrazione di attenzione da parte del legislatore utile a dimostrare, a sua volta, la volontà di impegnarsi per le future generazioni e non, viceversa, alla sola gestione day by day.

In realtà i tempi sono tutt’altro che prematuri.

L’Onu a luglio del 2015 ha stimato che nell’anno 2030 sul nostro pianeta ci saranno circa 8,5 miliardi di abitanti. La popolazione continuerà a crescere raggiungendo 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100. Gli attuali scenari di urbanizzazione subiranno necessariamente una radicale trasformazione la cui sostenibilità potrà essere garantita proprio a partire dal sistema dei trasporti e dalla mobilità urbana.

La risposta a tutto questo potrebbe essere rappresentata dalla mobilità elettrica: silenziosa, a zero emissioni al tubo di scarico e con un consistente risparmio di carburante.

Di piani per limitare l’utilizzo di idrocarburi altamente inquinanti nel settore automobilistico si dibatte da tempo a livello internazionale e qualche Stato ha già avviato le prime azioni tangibili.

Il primo paese a puntare l’obiettivo delle emissioni zero è stata l’Olanda, che nel 2016 ha intrapreso, a livello legislativo, la strada che la porterà entro il 2025 a proibire la vendita di auto inquinanti. La spiccata cultura ecologista dei paesi del nord Europa è da tempo nota ma non isolata. L’azione del governo Olandese è diretta conseguenza dell’impegno assunto nella Zero-Emission Vehicle Alliance (ZEV Alliance) – di cui fanno parte, oltre ai Paesi Bassi, Germania, Norvegia e Regno Unito in Europa; California, Connecticut, Maryland, Massachusetts, New York, Oregon, Rhode Island e Vermont negli Stati Uniti e Québec in Canada.

La Germania nel suo piano nazionale di sviluppo per l’auto elettrica “Nationalen Entwicklungsplan Elektromobilität” punta a un milione di veicoli elettrici su strada entro il 2020 e ha messo sul piatto fino a 1,5 miliardi di euro per lo sviluppo delle auto elettriche, delle strutture e delle infrastrutture ad esso connesse.

Pur senza partecipare direttamente alla ZEV Alliance, la Francia nel corso del 2017 si è allineata alla road map per la vendita di veicoli elettrici. Tra le novità del governo di Macron c’è l’intento dichiarato di azzerare entro il 2050 le emissioni di CO2, mediante il blocco entro il 2040 delle vendite di auto a benzina e a gasolio e l’immissione in circolazione soltanto di veicoli elettrici.

Allo stesso modo, entro il 2019, le case automobilistiche che operano in Cina dovranno passare dalla vendita di modelli a motore termico all’auto elettrica. Il governo cinese ha, infatti, imposto l’obbligo, per le case automobilistiche che producono o importano più di 30mila vetture l’anno, di passare progressivamente dalla vendita di modelli a benzina e diesel alla commercializzazione di vetture elettriche e ibride plug-in (veicoli ibridi, ovvero con doppia fonte di potenza per la propulsione, una elettrica ed una con motore termico). Nella fattispecie bisogna dire che la Cina ha un grande interesse economico nel passaggio all’elettrico, infatti la tecnologia largamente utilizzata oggi per la realizzazione delle batterie è quella degli ioni di litio, le cui principali riserve si trovano in Bolivia, Cile, Argentina e Cina appunto.

Queste iniziative hanno come comune denominatore l’Accordo di Parigi sul clima del 2016, nel quale è stata formalizzata l’intesa di 195 paesi ad attuare azioni per contenere l’aumento del riscaldamento globale in questo secolo al di sotto di 2 gradi centigradi.

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) i cambiamenti osservati nell’atmosfera negli ultimi 70 anni non hanno precedenti (cento volte maggiori di quanto avvenuto alla fine dell’ultima era glaciale) e possono portare a severi danni economici ed ecologici. Dal 1990 si è registrato un incremento del 40% della forza radiativa totale (l’effetto riscaldamento sul clima) dovuto al complesso dei gas a effetto serra di lunga durata, con un aumento del 2,5% in un solo anno.

La concentrazione media di anidride carbonica nel 2016 ha raggiunto nell’atmosfera il record di 412,63 ppm (parti per milione), dato rilevato presso l’osservatorio del vulcano Mauna Loa delle isole Hawaii situato a 3.400 metri. Un livello mai direttamente osservato, nemmeno tramite le analisi delle carote di ghiaccio, da 800 mila anni a questa parte. Considerando gli indicatori indiretti per misurare la quantità di CO2 nell’atmosfera, per risalire all’ultima volta in cui la Terra ha vissuto un’esperienza simile bisogna tornare all’epoca geologica del Pliocene medio (tra i 5 e i 3 milioni di anni fa). La temperatura era di 2-3 gradi maggiori e il livello del mare era di 10-20 metri più alto.

Senza dimenticare che l’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) nel suo rapporto “Qualità dell’aria in Europa 2016”, ha fornito i dati sulle conseguenze per la salute delle emissioni delle auto endotermiche. Ciò che esce dal loro tubo di scarico è davvero una miscela velenosa, che ogni anno in Europa provoca 467mila morti premature.

Sulle base di questi dati allarmanti, anche le aziende private hanno cominciato a pianificare politiche industriali “verdi”. L’industria automobilistica Volvo (svedese ma di proprietà cinese) ha dichiarato che dal 2019 produrrà solo veicoli elettrici e ibridi con l’obiettivo di arrivare entro il 2025 a mettere sul mercato un milione di auto elettrificate.

L’Italia, si diceva, sta alla finestra a guardare. A parte norme di recepimento delle direttive UE quali ad es. il D.Lgs. 257/16 di recepimento della Direttiva 2014/94/EU del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi o il D.Lgs 183/2017 di attuazione della direttiva 2015/2193/UE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, nonché per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, si rileva poco altro di davvero concreto.

Sul fronte auto elettriche sono tramontati con la Legge di Stabilità 2015 – per ragioni di taglio della spesa che ha azzerato i 45 milioni di euro messi a disposizione per quello stesso anno – gli incentivi per l’acquisto di auto a basse emissioni del Decreto Sviluppo del 2012, ed è giacente la proposta di legge che obbliga la Pubblica Amministrazione a rinnovare entro il 1° gennaio 2020 il 70% del proprio parco auto con veicoli elettrici. Allora, mentre la Francia ha incentivato la vendita di auto elettriche con un meccanismo di tipo “bonus/malus” sul costo di acquisto delle vetture, penalizzando l’acquirente delle vetture con emissioni specifiche superiori a 130gCO2/km; il Regno Unito ha approvato, nel 2011, il “Plug-in Car Grant”, un sistema di incentivazione per favorire l’acquisto di veicoli elettrici puri, ibridi plug-in e a fuel cell; la Spagna ha messo in atto politiche di incentivazione dei veicoli a basse emissioni, nell’ambito del Piano MOVEA (Movilidad con Vehiculos de Energìas Alternativas), basate sulla categoria, sull’alimentazione, sull’autonomia (se puro elettrico) e sul prezzo del mezzo acquistato; l’Olanda ha esentato dal pagamento della tassa di immatricolazione e della tassa di possesso i veicoli a basse emissioni; l’Italia è alle prese con il problema non di acquistare l’auto elettrica, ma di dove ricaricarla. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ci sono in Italia circa 2000 stazioni pubbliche di ricarica e altrettanti punti saranno realizzati senza finanziamenti statali in aree private con accesso al pubblico. Il Piano Nazionale per la Ricarica di Auto Elettriche (Pnire) – che attua la Direttiva (UE) 2014/94 che dispone che gli Stati membri garantiscano la creazione, entro il 31 dicembre 2020, di un numero adeguato di punti di ricarica accessibili al pubblico in modo da garantire che i veicoli elettrici circolino almeno negli agglomerati urbani/suburbani e in altre zone densamente popolate e, se del caso, nelle reti stabilite dagli Stati membri – prevede di realizzare entro il 2020, 19mila stazioni di ricarica, a fronte di un parco auto totale stimato di circa 100mila veicoli. Purtroppo la realizzabilità del piano entro il termine prefissato sembra già un’utopia. Nel 2015 furono stanziati 50 milioni di euro di cui spesi solo 6.300 euro per il costo della pubblicazione del bando, tant’è che sulla vicenda, la Corte dei Conti è intervenuta con decisione, denunciando il notevole ritardo.

A giugno 2016, su iniziativa della Presidenza del Consigli dei Ministri, è stato istituito un Tavolo Tecnico, guidato da Raffaele Tiscar, attuale Capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo sostenibile della mobilità. La Roadmap italiana, con focus sull’anno 2030, è stata definita dallo stesso presidente non uno strumento di policy, ma un lavoro preliminare, una piattaforma di conoscenza condivisa da cui la politica può partire per la definizione di una strategia. Sposando l’assunto di Donald Trump che le politiche di decarbonizzazione hanno un costo il Tavolo Tecnico si è ridotto, dunque, a stabilire gli eventuali costi, chi deve pagare, quali sono i vantaggi e chi potrà godere dei benefici.

Ed è da qui che si possono intuire le vere ragioni di questo scarso interesse ad incentivare seriamente il settore elettrico dell’auto: ragioni di natura meramente monetarie e fiscali.

Su 31 miliardi di litri di carburanti venduti ogni anno nel nostro Paese, il gettito fiscale ammonta a 35-40 miliardi di euro. Di questi circa 11,5 miliardi sono gettito IVA mentre la restante parte – circa 27 miliardi – sono dati dall’imposta di fabbricazione (ora accise) e dall’sovraimposta di confine (20 mln di euro). Peraltro, il 10 per cento di questa somma – tra 3,5 e 4 miliardi – si stima sia sottratta da organizzazioni criminali.

Le accise pesano sul prezzo della benzina per più di un terzo e sono composte in buona parte da imposte di scopo, introdotte dai vari governi per raggiungere specifici obiettivi e ogni centesimo di aumento dell’accisa (sulla quale si paga l’Iva), produce un gettito di 400 milioni di euro l’anno.

Su un litro di benzina si pagano 17 accise, a cui va aggiunta l’Iva nella misura ordinaria del 22%. Le accise sono:

1) 0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)

2) 0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)

3) 0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)

4) 0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)

5) 0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)

6) 0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)

7) 0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)

8) 0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)

9) 0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)

10) 0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)

11) 0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)

12) 0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)

13) da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)

14) 0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)

15) 0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)

16) 0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)

17) 0,02 euro: terremoto in Emilia (2012).

L’accisa sulla benzina super senza piombo oggi è pari a 728,40 euro per ogni mille litri (0,72840 euro/litro) mentre sul gasolio da autotrazione è pari a 617,40 euro per ogni mille litri (0,61740 euro/litro). Sul prezzo al consumo, considerata l’imposta di fabbricazione e l’Iva al 22%, le tasse sulla benzina rappresentano ormai il 69%. Al netto delle imposte, un litro di benzina costa 0,658 euro.

L’Italia nel 2017 ha avuto il costo della benzina alla pompa – tasse incluse – tra i più alti del mondo (Fonte Libro bianco sull’auto elettrica di Start Magazine): Italia € 76,61; Olanda € 76,25; Grecia € 75,80; Svezia € 72,84; Svizzera € 70,50; Francia € 68,60; Gran Bretagna € 68,30; Germania € 68,05; Spagna € 60,63; Austria € 57,20; Romania € 50,95; Stati Uniti € 28,45.

Alla luce di questi dati e delle politiche di bilancio del tipo “assalto alla diligenza” susseguitesi nella storia repubblicana, a prescindere dal colore della maggioranza di governo, è difficile pensare che in Italia sia possibile un repentino cambio di indirizzo politico in linea con gli altri Stati virtuosi del “green”. E così un cambiamento culturale della classe politica, e di conseguenza del modo di fare politica, non pare ipotizzabile. Le risorse economiche sostitutive ci sono e sono scritte nero su bianco nel rapporto sulla revisione della spesa (c.d. spending review) che ha calcolato in 58 miliardi di euro circa i tagli possibili dei capitoli della spesa corrente del bilancio dello Stato, composta per oltre il 90% dal costo del personale e dagli acquisti di beni e servizi.

E c’è da credere che l’ammontare calcolato di spending review sia solo la punta dell’iceberg. Iceberg che galleggia, purtroppo, in un mare sempre più inquinato.

CHC

Rinvio IRI 2018 – abuso di Stato del diritto?

La legge di Bilancio 2018 in itinere in Parlamento dovrebbe rinviare al 1° gennaio 2018 l’entrata in vigore dell’imposta sul reddito imprenditoriale con aliquota al 24% (IRI), introdotta nell’ordinamento dalla Legge di Bilancio 2017.

La scelta del legislatore, se confermata, non sarà priva di conseguenze, poiché tutto il reddito prodotto nell’anno 2017 si renderà ancora imponibile per trasparenza ai sensi dell’articolo 5 del Tuir, ossia in proporzione alle rispettive quote di partecipazione, a prescindere dall’effettivo incasso.

La legittima pianificazione fiscale fatta dai soggetti beneficiari del nuovo regime fiscale, potrebbe trovarsi, allora, a dover fare i conti con la sopraggiunta e imprevedibile necessità di reperire liquidità per fronteggiare il maggior carico di imposte dirette d’esercizio. Non solo, gli stessi soggetti potrebbero addirittura trovarsi sanzionabili relativamente agli acconti d’imposta, qualora li avessero determinati con il metodo previsionale basandosi sui prelievi programmati o addirittura azzerati per la disponibilità di riserve preesistenti.

Il rinvio dell’IRI, se attuato sic et simpliciter senza correttivi, equivarrà a un vero e proprio “abuso del diritto” da parte dello Stato perpetrato sulla base dell’antico brocardo «l’abuso non vieta l’uso» (Abusus non tollit usum), in disprezzo dei principi costituzionali di legalità, capacità contributiva e di certezza dei rapporti giuridici, nonché dei principi dello Statuto dei diritti del contribuente.

L’abuso del diritto, infatti, secondo l’interpretazione giurisprudenziale si ha quando: “il titolare di un diritto soggettivo, pur in assenza di divieti formali, lo eserciti con modalità non necessarie ed irrispettose del dovere di correttezza e buona fede, causando un sproporzionato ed ingiustificato sacrificio della controparte contrattuale, ed al fine di conseguire risultati diversi ed ulteriori rispetto a quelli per i quali quei poteri o facoltà furono attribuiti” (Cass. Civ. 2009/20106).

Pertanto, il divieto di abuso del diritto elaborato dalla giurisprudenza – ora codificato anche nell’ordinamento tributario – funzionando da correttivo alle situazioni di vantaggio che un soggetto può ottenere anche dall’uso normale di una norma, quando scollegata ai principi che fungono da standard di comportamento, quali la buona fede, la morale, la giustizia o il rispetto della finalità della norma stessa, dovrebbe a ben vedere essere impedito in prima battuta allo stesso legislatore quando dalla sua azione discende un’ingiustificata contrazione dei diritti del contribuente, soprattutto se le presunte superiori ragioni di bilancio e di tenuta dei conti pubblici a cui mira il sacrificio richiesto potrebbero essere meglio soddisfatte attuando altre politiche quali ad esempio alcuni degli interventi indicati dalla spending review.

Il divieto di abuso del diritto imputato “moralmente” al legislatore è conforme alla sua funzione e non può perdere di significato sebbene non legiferato.

Deve rilevarsi, infatti, che il divieto di abuso di diritto opera in maniera casistica, in funzione delle circostanze proprie di ogni situazione di fatto e giuridica e, soprattutto, presuppone sempre un giudizio di valore, che non è totalmente estraneo ad una valutazione legata all’equità o di ordine morale. Questa particolare caratteristica di standard giuridico è inerente alla natura e alla funzione della nozione di abuso: il giudizio deve essere effettuato in termini di normalità, più che di normatività. In altri termini, se l’identificazione di un comportamento abusivo potesse essere oggetto di un inquadramento normativo preventivo, il concetto stesso diverrebbe inutile. È esattamente questo il motivo per cui il concetto di abuso rinvia ad una valutazione metagiuridica che opera come “valvola” al formalismo giuridico, come altre clausole generali, quali la buona fede o l’equità. (Cfr. A. GAMBARO, Abuso del diritto II) diritto comparato e straniero)

Questo evocato abuso sarebbe, nel caso, percepito come particolarmente ingiusto e destabilizzante, andando a minare alla base la certezza dei rapporti giuridici, che fin dalle sue origini è stata considerata una caratteristica essenziale e costitutiva del diritto al punto di partecipare stabilmente alla costruzione della nostra Costituzione.

E così il livello di maturità del diritto interno, sospinto a sua volta dal diritto UE, dovrebbe finalmente autoregolamentarsi in tal senso per impedire ogni possibile uso distorto del potere legislativo di modo che tutti possano attendersi di “essere retti da regole e vivere in una società in cui l’attuazione dei poteri pubblici è prevedibile è elemento costitutivo della giustizia“. (Norberto Bobbio – Il positivismo giuridico – 1961).

Centrale rischi della Banca d’Italia

La pianificazione finanziaria è un’attività aziendale ancora molto poco praticata e oggi integrata solo nei processi gestionali e gestori delle imprese di maggiori dimensioni o struttura.

L’accesso al credito da parte delle imprese minori, che è quasi esclusivamente quello bancario, avviene con aspettative sovente disattese a causa della differente percezione della propria immagine creditizia rispetto al merito attribuito dal mondo finanziario.

Capita spesso che l’imprenditore viene a conoscenza di pregiudiziali solo quando la banca avvia le azioni sui rapporti contrattuali esistenti con il fine di ridurre il suo rischio. A quel punto, però, si è innescato un processo molto pericoloso, dilagante e difficilmente arrestabile in grado di distruggere la tesoreria aziendale e qualche volta l’azienda stessa.

Allora per non perdere di vista la trama di rapporti e di interconnessioni attive nel sistema bancario e mantenerli costantemente monitorati l’impresa può ottenere a mezzo PEC la propria centrale dei rischi da Banca d’Italia tramite un modello, reperibile all’indirizzo: https://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/servizi/accesso-cr/index.html.

Tramite questo documento è possibile avere notizia – per ogni banca – dell’esposizione, degli affidamenti concessi, delle garanzie attive e passive assunte e delle eventuali pregiudiziali dovuti ad una cattiva gestione dei rapporti.

La centrale dei rischi può essere chiesta per tutti gli anni a partire dal 1995 ed eventualmente, con motivazione, dal 1989. La Banca d’Italia risponde, normalmente, in una settimana tramite posta elettronica.

La centrale dei rischi (CR) è molto importante perché può fornire in anticipo delle informazioni quanto mai importanti per evitare di approcciare il sistema bancario in maniera sbagliata e con ciò precludersi la possibilità di ottenere le risorse liquide necessarie per lo sviluppo dei propri piani strategici.

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – Comunicato Stampa 30/10/2017 – Diamanti da investimento

Il 20 settembre 2017, a conclusione di due istruttorie, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha emesso due provvedimenti sanzionatori a carico di Intermarket Diamond Business – IDB S.p.A. (IDB) e Diamond Private Investment – DPI S.p.A. (DPI), nonché degli istituti di credito con per mezzo dei quali operavano – Unicredit e Banco BPM (per IDB); Intesa Sanpaolo e Banca Monte dei Paschi di Siena (per DPI) – ritenendo gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento.

I profili di scorrettezza riscontrati per entrambe le società hanno riguardato le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale dalle stesse predisposto in merito: a) al prezzo di vendita dei diamanti, presentato come quotazione di mercato, frutto di una rilevazione oggettiva pubblicata sui principali giornali economici; b) all’andamento del mercato dei diamanti, rappresentato in stabile e costante crescita; c) all’agevole liquidabilità e rivendibilità dei diamanti alle quotazioni indicate e con una tempistica certa; e d) alla qualifica dei professionisti come leader di mercato.

In realtà, alla luce delle risultanze istruttorie è emerso che le quotazioni di mercato erano i prezzi di vendita liberamente determinati dai professionisti in misura ampiamente superiore al costo di acquisto della pietra e ai benchmark internazionali di riferimento (Rapaport e IDEX); l’andamento delle quotazioni era l’andamento del prezzo di vendita delle imprese annualmente e progressivamente aumentato dai venditori; e le prospettive di liquidabilità e rivendibilità erano unicamente legate alla possibilità che il professionista trovasse altri consumatori all’interno del proprio circuito.

L’Autorità ha, inoltre, accertato che gli istituti di credito, principale canale di vendita dei diamanti per entrambe le imprese, utilizzando il materiale informativo predisposto da IDB e DPI, proponevano l’investimento a una specifica fascia della propria clientela interessata all’acquisto dei diamanti come un bene rifugio e a diversificare i propri investimenti.

Secondo l’Autorità il fatto che l’investimento fosse proposto da parte del personale bancario e la presenza del personale bancario agli incontri tra i due professionisti e i clienti, forniva ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale delle due società, determinando molti consumatori all’acquisto senza effettuare ulteriori accertamenti.

L’Autorità ha, inoltre, accertato la violazione da parte di IDB e DPI dei diritti dei consumatori nei contratti in merito al diritto di recesso e, per IDB, anche al foro competente in caso di controversie.

Le sanzioni irrogate sono state: in un caso, pari complessivamente a 9,35 milioni (2 milioni per IDB; 4 milioni per Unicredit; 3,35 milioni per Banco BPM); nell’altro caso, pari complessivamente a 6 milioni (1 milione per DPI; 3 milioni per Banca Intesa; 2 milioni per MPS).

Nel corso dell’istruttoria sono stati svolti accertamenti ispettivi con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza con l’ausilio della CONSOB.

Contatti

indirizzo :

Via Guglielmo Silva 36, 20149 MILANO

telefono :

(+39) 02 2662691

PEC mail:

mazzolini.associati@pec.it

Company

Mazzolini e Associati
Società tra professionisti a responsabilità
limitata. Studio di consulenza fiscale,
societaria e del lavoro

Repertorio Economico Amministrativo
n. MI – 2088493

Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti
contabili di Milano n. 38