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Dal 1° luglio stop al pagamento in contanti di salari e stipendi

Dal 1.07.2018 i datori di lavoro e i committenti sono obbligati a pagare le retribuzioni e i compensi – inclusi gli acconti – mediante strumenti di pagamento che ne garantiscano la tracciabilità: la firma della busta paga non costituisce più prova dell’avvenuto pagamento degli stipendi.

Il nuovo obbligo si applica ad ogni rapporto di lavoro subordinato indipendentemente dalla durata e dalle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, quindi anche ai contratti a tempo determinato, ai contratti part time, alle collaborazioni coordinate e continuative, al lavoro a intermittenza o a chiamata e a tutti i contratti instaurati dalle cooperative con i propri soci.

A tal fine, sono considerati strumenti di pagamento tracciabili:

– il bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;

– gli strumenti di pagamento elettronico;

– il pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

– l’emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

Pertanto, non è più ammesso il pagamento mediante contanti, pena l’applicazione di una sanzione da 1.000 a 5.000 euro.

Sono esclusi dal nuovo obbligo i rapporti di lavoro instaurati con le Pubbliche Amministrazioni, quelli di lavoro domestico, come colf, baby sitter e badanti, e i compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi occasionali.

CONTRATTO DI PRESTAZIONE OCCASIONALE (nuova disciplina)

La disciplina delle prestazioni di lavoro occasionale è stata introdotta dall’art. 54 bis, legge 21 giugno 2017, n. 96 di conversione del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50.

Le prestazioni di lavoro occasionale sono strumenti che possono essere utilizzati dai soggetti che vogliono intraprendere attività lavorative in modo sporadico e saltuario.

Gli utilizzatori possono acquisire prestazioni di lavoro attraverso contratti di prestazioni occasionali.

Il contratto di prestazioni occasionali è rivolto a professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni e altri enti di natura privata, pubbliche amministrazioni. Sono quindi compresi, a titolo esemplificativo, tutti i datori di lavoro con non più di cinque dipendenti a tempo indeterminato, le ONLUS e le associazioni.

Con il contratto di prestazione occasionale, l’utilizzatore può acquisire con modalità semplificate prestazioni di lavoro occasionali o saltuarie di ridotta entità, nel rispetto dei limiti economici previsti dalla norma.

I limiti economici, tutti riferiti all’anno civile di svolgimento della prestazione lavorativa, corrispondono:

  • per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importonon superiore a 2.500 euro.

Tali importi sono riferiti ai compensi percepiti dal prestatore, ossia al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione.

La misura del compenso è calcolata sulla base del 75% del suo effettivo importo, esclusivamente nel rapporto tra ciascun utilizzatore con riferimento alla totalità dei prestatori, per le seguenti categorie di prestatori:

  • titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
  • giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;
  • persone disoccupate, ai sensi dell’articolo 19, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
  • percettori di prestazioni integrative del salario, di Reddito di Inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di Sostegno all’Inclusione Attiva attualmente vigente e destinata a essere sostituita dal REI), ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Pertanto, i limiti di compenso complessivo, riferiti a ciascun singolo prestatore, sono sempre da considerare nel loro valore nominale. Diversamente, un singolo utilizzatore, ai fini del rispetto del limite economico potrà computare nella misura del 75% i compensi erogati a favore dei lavoratori appartenenti alle categorie sopra indicate (circolare INPS 5 luglio 2017, n. 107).

Non è possibile fare ricorso a prestazioni di lavoro occasionali da parte di lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso, o abbia avuto negli ultimi sei mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.

Il prestatore ha diritto all’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, con iscrizione alla Gestione Separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali disciplinata dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

Il compenso giornaliero del prestatore non può essere inferiore a 36 euro, pari al corrispettivo di quattro ore lavorative. Il compenso orario è liberamente fissato dalle parti ma non può mai essere inferiore a 9 euro l’ora, salvi i diversi limiti previsti per il settore agricolo.

Al compenso spettante al prestatore si applicano alcuni oneri a carico dell’utilizzatore:

  • la contribuzione alla Gestione Separata, nella misura del 33%;
  • l’assicurazione INAIL, nella misura del 3,5%;

Sui versamenti complessivi effettuati dall’utilizzatore è trattenuto dall’INPS l’onere di gestione nella misura dell’1%.

La legge prevede alcuni limiti tassativi all’utilizzo del contratto di prestazioni accessorie.

In particolare, non è ammesso il ricorso al contratto di prestazione lavoro occasionale a tutti i datori di lavoro che, nel corso dell’anno civile precedente, hanno occupato mediamente più di cinque lavoratori subordinati a tempo indeterminato.

Il divieto per l’utilizzo del contratto di prestazioni occasionali è previsto per le attività:

  • da parte delle imprese del settore agricolo, salvo che per le attività lavorative rese dai soggetti a rischio di esclusione sociale elencati nel comma 8, art. 54 bis, legge 21 giugno 2017, n. 96 purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli;
  • da parte delle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività di escavazione o di lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
  • nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Gli utilizzatori possono effettuare i versamenti necessari per attivare le prestazioni tramite modello F24 modello Elide, con causale CLOC, oppure tramite il “Portale dei pagamenti”.
Le procedure di registrazione e di comunicazione dei dati relativi alla prestazione lavorativa possono essere svolte direttamente dagli utilizzatori e dai prestatori mediante il servizio online oppure tramite il Contact center.

Anche gli intermediari autorizzati, attraverso la specifica procedura, potranno operare in nome e per conto dell’utilizzatore e/o del prestatore sulla base di apposite deleghe rese per iscritto dal delegante (messaggio 31 luglio 2017, n. 3177)

Per attivare il contratto di prestazioni accessorie e le relative tutele, l’utilizzatore almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione deve comunicare, tramite il servizio online dedicato:

  • i dati identificativi del prestatore;
  • il compenso pattuito;
  • il luogo di svolgimento della prestazione;
  • la durata;
  • la tipologia;
  • il settore dell’attività lavorativa;
  • altre informazioni per la gestione del rapporto.

Nel caso in cui l’utilizzatore intenda revocare una comunicazione precedentemente inserita, può accedere alla procedura e procedere alla revoca esclusivamente entro tre giorni dalla data in cui la prestazione stessa si sarebbe dovuta svolgere.

Contestualmente alla trasmissione della comunicazione da parte dell’utilizzatore, il prestatore riceve notifica della stessa (o della revoca) tramite mail, SMS.

Nel caso in cui la revoca non venga espressa nei termini previsti dalla legge, l’INPS tratterrà la somma corrispondente al compenso pattuito tra le parti, indipendentemente dal fatto che la prestazione si sia effettivamente svolta, procedendo al pagamento al prestatore e al versamento in favore dello stesso della contribuzione previdenziale e INAIL.

Il prestatore potrà, tramite il servizio online, confermare l’effettivo svolgimento della singola prestazione giornaliera entro i tre giorni successivi. In tal caso, è inibita la possibilità per l’utilizzatore di revocare la prestazione.

Le imprese del settore agricolo possono ricorrere al contratto di prestazioni occasionali impiegando esclusivamente alcune categorie di lavoratori che in ogni caso non devono essere stati iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli e che siano:

  • titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
  • studenti con meno di 25 anni di età;
  • persone disoccupate, ai sensi dell’art. 19, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, ovvero che abbiano presentato all’ ANPALla Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID);
  • percettori di prestazioni integrative del salario, di REI o SIA ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Nel settore agricolo il compenso minimo è determinato in base all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In particolare, sono previsti tre importi orari differenti, a seconda dell’area di appartenenza del lavoratore:

  • Area 1: 9,65 euro;
  • Area 2: 8,80 euro;
  • Area 3: 6,56 euro.

Anche in tal caso l’importo del compenso giornaliero non può essere inferiore alla misura minima fissata per la remunerazione di quattro ore lavorative, anche qualora la durata effettiva della prestazione lavorativa giornaliera sia inferiore a quattro ore. La misura del compenso delle ore successive è liberamente fissata dalle parti, purché nel rispetto della misura minima di retribuzione oraria sopra indicata.

Nel settore agricoltura la durata della prestazione può essere riferita solo a un arco temporale non superiore a tre giorni.

Le pubbliche amministrazioni possono fare ricorso al contratto di prestazioni occasionali, esclusivamente per esigenze temporanee o eccezionali e per attività specifiche previste dalla legge:

  • nell’ambito di progetti speciali rivolti a specifiche categorie di soggetti in stato di povertà, di disabilità, di detenzione, di tossicodipendenza o di fruizione di ammortizzatori sociali;
  • per lo svolgimento di lavori di emergenza correlati a calamità o eventi naturali improvvisi;
  • per attività di solidarietà, in collaborazione con altri enti pubblici e/o associazioni di volontariato;
  • per l’organizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli.

Le pubbliche amministrazioni possono utilizzare il contratto di prestazione occasionale indipendentemente dal numero di dipendenti.

INPS Messaggio n. 1652 del 14/4/2017

Si riporta in seguito il messaggio dell’INPS con le istruzioni operative relative al rimborso dei voucher il cui pagamento è avvenuto successivamente al 17 marzo 2017.

Quadro normativo Decreto legge n. 25 del 17 marzo 2017. Abrogazione della normativa in materia di lavoro accessorio. Gestione del periodo transitorio.

Come noto, il Decreto Legislativo n. 81 del 15 giugno 2015 aveva abrogato e sostituito integralmente gli articoli da 70 a 73 del Decreto legislativo n. 276/2003, al fine di una nuova disciplina del lavoro occasionale accessorio, per consentire il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attività lavorative in tutti i settori produttivi e garantire la piena tracciabilità dei buoni lavoro acquistati. L’Istituto aveva fornito indicazioni in merito a tale fattispecie con circolare n. 149/2015.

Il Decreto legge 17 marzo 2017, n. 25, “Disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti”, ha disposto, al primo comma dell’articolo 1, l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del Decreto legislativo n. 81/2015 relativi alla disciplina del lavoro accessorio.

La norma prevede, altresì, che possano essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017 i buoni per prestazioni di lavoro accessorio richiesti alla data di entrata in vigore dello stesso decreto.

A tale proposito, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, nel periodo transitorio sopra ricordato, dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni in materia di lavoro accessorio previste nelle norme oggetto di abrogazione da parte del decreto.

Istruzioni operative

Alla luce della normativa sopra citata, per tutti i buoni lavoro per i quali la procedura di acquisto si sia perfezionata entro il 17 marzo 2017 sarà possibile per i datori di lavoro procedere all’utilizzo e alla comunicazione delle prestazioni lavorative, che dovranno essere svolte non oltre il termine ultimo del 31 dicembre 2017.

Non sarà possibile, invece, registrare tramite la procedura telematica del lavoro accessorio prestazioni lavorative in assenza di buoni lavoro il cui acquisto si sia perfezionato entro il 17 marzo 2017.

Per la riscossione da parte del prestatore rimangono validi i precedenti termini dalla data di emissione di 24 mesi per i voucher postali, di 12 mesi per i voucher distribuiti dai tabaccai abilitati e Banche popolari.

Si evidenzia che, per i soli voucher telematici, i versamenti effettuati con bollettino postale, bonifico, F24 e portale dei pagamenti, in data successiva al 17 marzo 2017 non possono essere utilizzati e verranno, pertanto, rimborsati a cura delle strutture territoriali dell’Istituto, previa verifica del regolare afflusso dei fondi. Poiché per tale finalità è necessaria la predisposizione di apposito applicativo informatico, con successivo messaggio verranno fornite indicazioni per la gestione e le modalità dei rimborsi.

rottamazione carichi INPS e effetti sul durc

Con il messaggio n. 824 del 24.02.2017, l’INPS è intervenuta per fornire i necessari chiarimenti in merito alla procedura di definizione agevolata delle cartelle di pagamento, concentrando in special modo l’attenzione su due questioni:

  • in primo luogo, vengono chiarite quali sono le somme effettivamente dovute a seguito dell’accesso al beneficio;
  • in secondo luogo, sono analizzati gli effetti dell’istanza di accesso alla definizione agevolata sul rilascio del Documento di Regolarità Contributiva (DURC).

Con riferimento al primo punto, l’INPS ricorda che la definizione agevolata delle cartelle comporta la falcidia degli importi affidati all’Agente della Riscossione a titolo di sanzioni, interessi di mora e somme aggiuntive, ma è comunque previsto l’integrale versamento delle somme dovute a titolo di capitale e di interessi.

L’Istituto si sofferma inoltre sulla debenza degli importi dovuti a titolo di somme aggiuntive e di interessi dovuti dopo il raggiungimento del tetto massimo delle sanzioni (dall’articolo 116, commi 8 e 9 L. 388/2000) precisando che tali somme sono dovute dai soggetti che sono ammessi al beneficio della definizione agevolata.

Sempre con il messaggio in commento, l’INPS analizza anche gli effetti della presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata sulla verifica della regolarità contributiva.

Si ricorda, a tal proposito che la definizione agevolata si perfeziona solo con il versamento delle somme dovute in unica soluzione ovvero con il pagamento della prima rata nelle ipotesi di adempimento in modalità rateale.

Fino al 31 maggio 2017, data entro la quale l’Agente della Riscossione deve concludere il procedimento di definizione della dichiarazione, resta sospesa l’attività esecutiva, ma la norma nulla prevede in merito al ruolo dell’ente impositore.

Considerato quindi che, da un lato il contribuente continua a rimanere debitore delle somme fino alla data di effettivo pagamento, e, dall’altro la norma nulla dispone, l’Istituto, supportato anche dal positivo parere dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ha ritenuto che non possa essere attestata la regolarità contributiva a seguito della mera presentazione dell’istanza di adesione alla procedura di definizione agevolata delle cartelle di pagamento.

L’Istituto giunge invece a conclusioni diverse analizzando i casi in cui era già stata presentata istanza di rateazione alla data di entrata in vigore del D.L. 193/2016.

In questi casi, infatti, è possibile attestare la regolarità contributiva fino alla eventuale revoca della dilazione concessa.

Pare utile a tal proposito ricordare che restano sospese, fino al termine per il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute per la definizione, le scadenze delle rate dell’anno 2017 di tutti i vecchi piani di dilazione già accordati dall’Agente della Riscossione.

In considerazione di quanto appena esposto, una possibile soluzione, tra l’altro richiamata anche in un comunicato apparso sul sito internet dei Consulenti del lavoro, potrebbe essere la seguente:

  • presentare istanza per la rateizzazione e pagare la prima rata;
  • sospendere successivamente i versamenti (in quanto è prevista la sospensione di tutte le rate scadenti nel 2017);
  • presentare istanza per la definizione agevolata delle cartelle.

Ricorrendo a questa procedura, ovviamente, sarà necessario pagare una rata della rateazione concessa (e le sanzioni, interessi e somme aggiuntive ivi comprese saranno “perse”, non potendo essere chieste a rimborso), ma sarà comunque possibile avere un DURC positivo fino alla data di accesso al beneficio.

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