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Niente sanzioni per il professionista soggetto a IRAP

La Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, con ordinanza n. 25853 del 26 ottobre 2016, depositata il 15 dicembre 2016, ha sancito il seguente principio in materia di debenza IRAP in capo al professionista: “l’incertezza giuridicamente rilevante è quella, di carattere obiettivo, concernente le norme tributarie, la cui violazione da parte del contribuente, determina l’emissione dell’avviso di accertamento e l’irrogazione delle sanzioni (Cass. n. 11096/2011). Si è, altresì, ritenuto sussistere tale incertezza, quando il complesso normativo di riferimento si articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento si riveli concettualmente difficoltoso, a causa della relativa equivocità e, in applicazione di tali principi, in sede di legittimità è stato inoltre rilevato che la questione relativa alla rilevanza impositiva IRAP del reddito professionale, è stata oggetto di articolato e complesso dibattito, sia in dottrina come pure in giurisprudenza (Cass. n. 4394 del 24.2.2014). Dibattito ripreso e solo di recente concluso a seguito delle pronunce delle Sezioni Unite (sentenza n.9541/2016)”.

Tale principio di diritto presuppone che per il professionista – sebbene autonomamente organizzato ai fini dell’IRAP e quindi debitore dell’imposta – sia configurabile l’esimente dell’obiettiva incertezza normativa che comporta la disapplicazione delle sanzioni tributarie.

Infatti il concetto di “autonoma organizzazione” è stato incerto e dibattuto, con prese di posizioni non univoche, fino alla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di cassazione n. 9451/2016, rendendosi così applicabile l’art. 8 del Decreto legislativo del 31 dicembre 1992 n. 546: “La commissione tributaria dichiara non applicabili le sanzioni non penali previste dalle leggi tributarie quando la violazione è giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferisce.“.


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