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Split payment

Lo split payment (o scissione dei pagamenti) è stato introdotto nell’ordinamento italiano dalla legge di stabilità 2015, e consiste in una speciale modalità di versamento dell’Iva sulle operazioni effettuate – originariamente -nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

In sostanza, con tale meccanismo al fornitore del bene o del servizio viene pagato il solo importo del corrispettivo, mentre l’Iva indicata in fattura viene trattenuta dalla PA e poi versata da queste direttamente all’Erario.

Quindi, l’ente pubblico controparte dell’operazione:

  • liquida al fornitore il solo corrispettivo pattuito, al netto dell’IVA;
  • versa l’IVA direttamente all’Erario.

Poiché lo split payment non è un meccanismo di assolvimento dell’Iva previsto dalla normativa comunitaria, l’Italia ha chiesto e ottenuto la proroga, fino al 30 giugno 2020, dell’autorizzazione all’applicazione di tale sistema.

Lo split payment con la manovra correttiva 2017, è stato esteso anche alle operazioni effettuate dai lavoratori autonomi sul cui pagamento vige l’obbligo di operare, da parte del sostituto, la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (es. professionisti e agenti di commercio).

La platea di soggetti tenuti alla scissione dei pagamenti, in virtù dell’ampliamento della manovra correttiva, comprende ora oltre allo Stato e gli altri soggetti qualificabili come organi dello stato, gli Enti pubblici territoriali e gli altri enti locali, le Camere di Commercio, gli istituti universitari, le ASL, gli enti ospedalieri, gli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, le Istituzioni pubbliche di Assistenza e Beneficienza, le aziende pubbliche di servizi alla persona e gli enti pubblici di previdenza, anche gli enti pubblici esclusi nella fase di avvio della norma, quali ad esempio tutti gli enti di ricerca, gli enti per il diritto allo studio, Consob, Sogei spa, Consip spa, nonché tutte le società quotate, le società controllate (direttamente o indirettamente) dallo Stato, le società controllate direttamente dagli enti territoriali e le società ed enti controllati (direttamente o indirettamente) dalle predette società quotate.

Le operazioni soggette allo split payment sono quelle che prevedono l’emissione della fattura da parte dai fornitori mentre sono escluse:

  • quelle documentate da scontrino fiscale, ricevuta fiscale o con altri meccanismi semplificati di certificazione dei corrispettivi
  • quelle che non comportano l’indicazione in fattura dell’IVA;
  • le cessioni di beni e prestazioni di servizi soggette al reverse charge, in quanto il meccanismo di inversione contabile IVA prevale sullo Split payment.

I professionisti interessati dalla nuova normativa IVA sullo split payment a partire dalle fatture emesse dal 1° luglio 2017 in poi, ai soggetti di cui sopra, dovranno:

  • emettere le fatture elettronica in formato XML, con apposizione della firma digitale;
  • inviarla online tramite il SdI o tramite PEC;
  • annotare la fattura nel registro IVA vendite o corrispettivi;
  • annotare in fattura la dicitura “scissione dei pagamenti” ovvero indicare nel campo “esigibilità IVA”il carattere S;
  • non calcolare l’IVA a debito.

L’IVA, in questo caso, non concorre al computo del saldo della liquidazione periodica del professionista in quanto il relativo versamento è effettuato direttamente all’Erario da parte del destinatario del documento.


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