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LEGGE DI BILANCIO 2019

La legge n. 145/2018 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021) si compone di 19 articoli. L’articolo 1 è composto da 1143 commi e contiene gli interventi di legge.

Gli interventi di carattere tributario di interesse commentati dall’Agenzia delle entrate sono i seguenti:

Clausola di salvaguardia Iva (comma 2)

Bloccati gli aumenti delle aliquote Iva per il 2019 e rimodulati gli aumenti per gli anni successivi

Aliquota Iva dispositivi medici (comma 3)

I dispositivi medici a base di sostanze normalmente utilizzate per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari vengono inseriti nel novero dei beni a cui si applica l’aliquota Iva del 10%

Iva agevolata prodotti di panetteria (comma 4)

L’aliquota Iva agevolata del 4% viene estesa ad alcuni ingredienti utilizzati per la preparazione del pane (destrosio e saccarosio, grassi e oli alimentari industriali ammessi dalla legge, cereali interi o in granella e semi, semi oleosi, erbe aromatiche e spezie di uso comune)

Accise carburanti (comma 5 e 6)

Bloccato l’aumento delle accise sui carburanti per il 2019 e rimodulati gli aumenti previsti a partire dal 2020

Fiscalità delle imprese immobiliari (comma 7 e 8)

Per le società esercenti in via effettiva e prevalente attività immobiliare, i limiti e le regole di deducibilità previsti dal Tuir in materia di interessi passivi non si applicano agli interessi relativi ai finanziamenti garantiti da ipoteca su immobili destinati alla locazione

Estensione del regime forfetario (comma da 9 a 11)

I contribuenti persone fisiche, esercenti attività d’impresa, arti o professioni, possono accedere al regime forfetario introdotto dalla legge di stabilità 2015 a condizione che nell’anno precedente abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 65mila euro (la normativa previgente prevedeva limiti diversi in base al codice Ateco dell’attività esercitata)

Deducibilità IMU immobili strumentali (comma 12)

Viene elevata dal 20% al 40% la percentuale di deducibilità dalle imposte sui redditi dell’IMU dovuta sugli immobili strumentali

Imposta sostitutiva per lezioni private e ripetizioni (comma da 13 a 16)

Dal 1° gennaio 2019, ai compensi derivanti dall’attività di lezioni private e ripetizioni, svolta dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado, si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef (e delle relative addizionali) con aliquota del 15%. È comunque possibile optare per la tassazione ordinaria

Imposta sostitutiva per imprenditori individuali, artisti e professionisti (comma da 17 a 22)

Dal 1° gennaio 2020, le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che nel periodo d’imposta precedente a quello per il quale è presentata la dichiarazione hanno conseguito ricavi o percepito compensi compresi tra 65.001 euro e 100mila euro possono applicare al reddito d’impresa o di lavoro autonomo un’imposta sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali regionale e comunale e dell’Irap con aliquota del 20%

Riporto delle perdite per i soggetti Irpef (comma da 23 a 26)

La disciplina del riporto delle perdite da parte dei soggetti Irpef, a prescindere dal regime contabile adottato, viene modificata con l’obiettivo di avvicinare il relativo regime fiscale a quello previsto per i soggetti IRES

Detrazione mantenimento cani guida (comma 27)

Passa da 516,46 a 1.000 euro la misura della detrazione forfetaria relativa alle spese sostenute dai non vedenti per il mantenimento dei cani guida (nel limite di spesa di 510.000 euro per il 2020 e di 290.000 euro annui a partire dal 2021)

Tassazione agevolata utili reinvestiti (comma da 28 a 34)

A partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, le imprese che incrementano i livelli occupazionali (personale dipendente assunto con contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato) ed effettuano investimenti in beni strumentali materiali nuovi possono, a determinate condizioni, applicare un’aliquota IRES più bassa (aliquota ordinaria ridotta di 9 punti percentuali)

Imposta servizi digitali (comma da 35 a 50)

Viene istituita l’imposta sui servizi digitali con aliquota del 3%. Il tributo si applica ai soggetti esercenti attività d’impresa che, singolarmente o a livello di gruppo, nel corso di un anno solare realizzano congiuntamente: a) un ammontare complessivo di ricavi ovunque realizzati non inferiore a 750 milioni di euro; b) un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali realizzati in Italia non inferiore a 5,5 milioni di euro. È abrogata l’imposta sulle transazioni digitali, introdotta dalla legge di bilancio 2018 e che avrebbe dovuto essere operativa dal 1° gennaio 2019

IRES enti non a scopo di lucro e IACP (comma 51 e 52)

Abrogata la riduzione alla metà dell’IRES dovuta dagli enti non a scopo di lucro e dagli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp). Il calcolo dell’acconto per il 2019 deve essere effettuato considerando, come imposta del periodo precedente, quella risultante dall’applicazione della nuova disciplina

Fatturazione elettronica e operatori sanitari (comma 53 e 54)

Per il periodo d’imposta 2019, i soggetti tenuti all’invio dei dati per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata non possono emettere fatture elettroniche con riferimento alle fatture i cui dati sono da inviare al Sistema tessera sanitaria. Le informazioni fiscali trasmesse all’Sts possono essere utilizzate solo dalle Pa per l’applicazione delle disposizioni in materia tributaria e doganale, ovvero in forma aggregata per il monitoraggio della spesa sanitaria pubblica e privata complessiva

Credito d’imposta adeguamento tecnologico per invio corrispettivi (comma 55)

Viene modificata la disciplina del contributo per l’acquisto o l’adattamento degli strumenti per la memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi, prevedendo che esso sia direttamente concesso al soggetto obbligato all’invio, sotto forma di credito d’imposta compensabile (la disciplina previgente stabiliva che il contributo fosse anticipato dal fornitore sotto forma di sconto sul prezzo praticato e a lui successivamente rimborsato come credito d’imposta)

Fatturazione nei contratti di sponsorizzazione (comma 56)

Abrogata la norma, introdotta dal “decreto fiscale” (articolo 10, comma 02, Dl 119/2018), secondo cui gli obblighi di fatturazione e registrazione per i contratti di sponsorizzazione e pubblicità, relativi agli enti sportivi dilettantistici che applicano il regime forfettario opzionale, sono adempiuti dai cessionari

Accise autotrasporto (comma 57 e 58)

Deve ritenersi implicitamente abrogata la norma che prevede, dal 2019, il taglio del 15% del credito d’imposta a favore degli autotrasportatori, in relazione all’aumento dell’accisa sul gasolio commerciale usato come carburante. Il credito, quindi, è applicabile senza riduzioni

Cedolare secca sugli immobili commerciali (comma 59)

Per i contratti di locazione, stipulati nel 2019, relativi a locali commerciali, rientranti nella categoria catastale C/1 (fino a 600 mq di superficie, escluse le pertinenze) è possibile optare per l’applicazione della cedolare secca (aliquota 21%)

Iper ammortamento (comma da 60 a 65 e 229)

Prorogato, anche per il 2019, l’iper ammortamento. Nel novero dei costi per cui spetta il beneficio vengono inclusi anche quelli sostenuti a titolo di canone per l’accesso, mediante soluzioni di cloudcomputing, ai beni immateriali agevolabili, limitatamente alla quota del canone di competenza del singolo periodo d’imposta di vigenza della disciplina di favore

Estromissione immobili strumentali (comma 66)

La disciplina dell’estromissione agevolata dei beni immobili strumentali viene estesa alle esclusioni dal patrimonio dell’impresa dei beni posseduti al 31 ottobre 2018, effettuate dal 1° gennaio al 31 maggio 2019. I versamenti rateali dell’imposta sostitutiva dell’8% devono essere eseguiti, rispettivamente, entro il 30 novembre 2019 e il 16 giugno 2020

Detrazioni recupero edilizio, risparmio energetico e acquisto mobili ed elettrodomestici (comma 67)

Anche per il 2019, vengono confermate le detrazioni fiscali relative alle spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica (a seconda dei casi, 50%, 65%, 70%, 75%, 80%, 85%), di recupero edilizio (50%) e per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici (50%)

Bonus verde (comma 68)

Il bonus verde (detrazione Irpef del 36%, nel limite massimo di 5mila euro, per gli interventi di sistemazione a verde) si applica anche nel 2019

Credito d’imposta ricerca e sviluppo (comma da 70 a 72)

La misura del credito d’imposta relativo agli investimenti in attività di ricerca e sviluppo passa, in via generale, dal 50% al 25%. L’importo massimo annualmente concedibile a ciascuna impresa scende da 20 a 10 milioni di euro. Si indicano più dettagliatamente le spese agevolabili e sono introdotti nuovi adempimenti documentali per la spettanza e l’utilizzabilità del bonus

Credito d’imposta riciclaggio plastiche miste (comma da 73 a 77)

Alle imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero imballaggi biodegradabili e compostabili o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell’alluminio, è riconosciuto, per il 2019 e il 2020, un credito d’imposta del 36% delle spese sostenute e documentate

Credito d’imposta formazione 4.0 (comma da 78 a 81)

Il credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano nazionale industria 4.0 si applica anche alle spese sostenute nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018

Terzo settore (comma 82)

Nell’ambito della disciplina fiscale degli enti del Terzo settore, viene introdotta una nuova disposizione in base alla quale sono considerate non commerciali le attività in campo sociale, sanitario e socio-sanitario svolte da fondazioni ex Ipab a condizione che gli utili siano interamente reinvestiti nelle stesse attività e che non sia deliberato alcun compenso a favore degli organi amministrativi

Canone TV (comma 89 e 90)

L’importo del canone tv viene fissato, a regime, a 90 euro

Credito d’imposta rimozione amianto (comma da 156 a 161)

Per le erogazioni liberali in denaro, effettuate nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2018, per interventi su edifici e terreni pubblici finalizzati alla bonifica ambientale (compresa la rimozione dell’amianto), alla prevenzione e al risanamento del dissesto idrogeologico, alla realizzazione o alla ristrutturazione di parchi e aree verdi attrezzate e al recupero di aree dismesse di proprietà pubblica, spetta un credito d’imposta nella misura del 65%

Definizione agevolata debiti contribuenti in difficoltà economica (comma da 184 a 199)

Coloro che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica (Isee del nucleo familiare non superiore a 20mila euro) possono estinguere i debiti tributari, diversi da quelli oggetto dello stralcio fino a 1.000 euro previsto dal Dl 119/2018, affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 e derivanti dall’omesso versamento delle imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di controllo automatico delle dichiarazioni stesse, nonché dall’omesso versamento dei contributi. Per la definizione, è previsto il pagamento (in unica soluzione o in più rate) del capitale e degli interessi in misura percentuale (16, 20 e 35%, a seconda dell’Isee) e delle somme spettanti all’agente della riscossione a titolo di aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella. Non si pagano, quindi, le sanzioni e gli interessi di mora ovvero, in caso di contributi previdenziali, le somme aggiuntive

PIR (comma da 211 a 215)

Viene modificata la disciplina dei piani di risparmio a lungo termine allo scopo di incentivare gli investimenti verso fondi di venture capital, nonché verso strumenti finanziari negoziati in strumenti multilaterali di negoziazione emessi da Pmi. Si prevede l’innalzamento dal 5% al 10% della quota dell’attivo patrimoniale che gli enti di previdenza obbligatoria e le forme di previdenza complementare possono destinare a specifici investimenti qualificati e a piani di risparmio a lungo termine

Investimenti in start-up innovative (comma 218)

Per il 2019, le aliquote delle detrazioni e delle deduzioni previste a favore di chi investe nel capitale sociale di una start up innovativa passano dal 30% al 40%. Nei casi di acquisizione dell’intero capitale sociale di start up innovative da parte di soggetti IRES, le stesse aliquote sono aumentano, per il 2019, dal 30% al 50% a condizione che l’intero capitale sociale sia mantenuto per almeno tre anni

Pensionati “esteri” che si trasferiscono nel Mezzogiorno (comma 273 e 274)

Le persone fisiche, titolari di pensioni estere, che trasferiscono la propria residenza in Italia in un comune del Mezzogiorno (Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia) con popolazione non superiore a 20mila abitanti, possono optare per l’assoggettamento dei redditi di qualunque categoria, percepiti da fonte estera o prodotti all’estero, a un’imposta sostitutiva del 7 per cento

Consultazione delle fatture elettroniche (comma 354)

Su richiesta degli interessati, i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate mettono a disposizione dei consumatori finali le fatture elettroniche emesse nei loro confronti

Sport bonus (comma da 621 a 628)

Per le erogazioni liberali in denaro effettuate da privati nel corso del 2019 per interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche, spetta un credito d’imposta del 65%

Esenzione imposta di bollo (comma 646)

Si estende l’esenzione dall’imposta di bollo anche agli atti posti in essere, o richiesti, dalle associazioni e società sportive dilettantistiche senza fine di lucro riconosciute dal Coni

Accise birra (comma da 689 a 691)

Passa da 3 euro a 2,99 euro per ettolitro e grado-plato la misura dell’accisa sulla birra. Vengono semplificate le procedure di accertamento sulla birra prodotta presso birrifici artigianali di minore dimensione (quelli con produzione annua non superiore a 10mila ettolitri): per tale birra l’accisa è ulteriormente decurtata del 40%

Raccolta occasionale prodotti non legnosi (comma da 692 a 699)

I redditi derivati dallo svolgimento in via occasionale (ossia, quando i corrispettivi per la vendita dei beni non superano i 7mila euro annui) delle attività di raccolta di prodotti selvatici non legnosi ricompresi nella classe Ateco 02.30 (ad esempio, funghi, tartufi, bacche, frutta in guscio (a cui si aggiunge la raccolta di piante officinali spontanee), da parte delle persone fisiche, sono assoggettati a un’imposta sostitutiva dell’Irpef (e relative addizionali), pari a 100 euro. I raccoglitori occasionali, inoltre, sono esonerati dal versamento dell’Iva e da tutti gli obblighi documentali e contabili, compresa la dichiarazione annuale.

Si prevede che per i tartufi, nei limiti della quantità standard di produzione da stabilire con decreto ministeriale, si applica l’aliquota Iva del 4%. Invece, per i tartufi freschi o refrigerati si applica l’Iva al 5% e per i tartufi congelati, essiccati o preservati in acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurare temporaneamente la conservazione, ma non preparati per il consumo immediato, si applica l’Iva al 10 per cento

Trattamento fiscale dei familiari dell’imprenditore agricolo (comma 705)

I familiari coadiuvanti del coltivatore diretto, che risultano iscritti nella gestione assistenziale e previdenziale agricola quali coltivatori diretti, beneficiano della disciplina fiscale propria dei titolari dell’impresa agricola, al cui esercizio partecipano attivamente

Zona franca urbana sisma Centro Italia (comma 759)

Le esenzioni e le agevolazioni previste per la zona franca urbana istituita nel territorio dei comuni terremotati del Centro Italia (articolo 46, Dl 50/2017) vengono estese alle imprese che intraprendono una nuova iniziativa economica all’interno del perimetro della Zfu entro il 31 dicembre 2019 (ad esclusione delle imprese operanti nel settore dell’edilizia e dell’impiantistica che alla data del 24 agosto 2016 non avevano la sede nei territori colpiti dal terremoto). Inoltre, la fruibilità delle agevolazioni viene estesa ai periodi di imposta 2019 e 2020

Credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari (comma 762)

Si chiarisce che le agevolazioni fiscali previste dall’articolo 57-bis del Dl 50/2017 (“bonus pubblicità”) sono concesse ai sensi e nei limiti della normativa europea in materia di aiuti de minimis

Riduzione crediti d’imposta (comma 805)

Si prevede la riduzione delle misure dei crediti d’imposta attribuiti agli esercenti di sale cinematografiche, agli esercenti di attività di vendita di libri al dettaglio, nonché alle imprese che realizzano prodotti editoriali e che effettuano investimenti in editoria e programmi di ristrutturazione economica

Credito d’imposta edicole (comma da 806 a 809)

Per il 2019 e il 2020, agli esercenti attività commerciali che operano esclusivamente nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici è riconosciuto un credito d’imposta (nella misura massima di 2mila euro), parametrato agli importi pagati a titolo di IMU, Tasi, Cosap e Tari con riferimento ai locali dove si svolge l’attività

Rivalutazione quote societarie (comma da 940 a 950)

Le imprese che non adottano i principi contabili internazionali possono rivalutare i beni e le partecipazioni, a esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività, risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2017. È previsto il pagamento di un’imposta sostitutiva con aliquota del 16% per i beni ammortizzabili e del 12% per i beni non ammortizzabili; per l’affrancamento del saldo attivo della rivalutazione, è dovuta un’imposta sostitutiva del 10%

Esenzione IMU comuni terremotati Emilia-Romagna (comma 985)

Nei comuni dell’Emilia-Romagna colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, l’esenzione IMU è prorogata fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2019

Proroga termini sisma Centro Italia (comma 991, 993-995, 997 e 998)

Nei territori del Centro Italia colpiti dal terremoto: i soggetti diversi dai titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo, nonché dagli esercenti attività agricole, versano i tributi oggetto di sospensione entro il 1° giugno 2019, con possibilità di dilazionare il pagamento fino a un massimo di 120 rate mensili di pari importo, a partire 1° giugno 2019; gli adempimenti e i pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria sospesi sono effettuati entro il 1° giugno 2019, con possibilità di dilazionare il pagamento fino a un massimo di 120 rate mensili di pari importo, a partire 1° giugno 2019; l’esenzione da Irpef e IRES dei redditi dei fabbricati distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero viene estesa fino al 2020; i termini per la notifica delle cartelle di pagamento e per la riscossione delle somme risultanti dagli atti di accertamento esecutivo e di quelle accertate dall’Inps, nonché per le attività esecutive da parte degli agenti della riscossione, e i termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli enti creditori riprenderanno a decorrere al 1° gennaio 2020; per le attività ivi localizzate (sede legale od operativa) non sono dovute l’imposta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi e la tassa di occupazione per gli spazi e le aree pubbliche

Zona franca urbana Genova (comma 1020)

Le agevolazioni fiscali (esonero dalle imposte sui redditi, dall’Irap, dalle imposte locali e dai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali) che le imprese con la sede principale o una sede operativa all’interno della Zfu istituita nel territorio di Genova (a seguito del crollo di un tratto del ponte Morandi) possono richiedere, per la prosecuzione delle proprie attività all’interno del capoluogo ligure, in alternativa ai benefici previsti dagli articoli 3 e 4, Dl 109/2018, sono concesse anche per il 2019. Tali esenzioni spettano anche alle imprese che avviano la propria attività all’interno della zona franca entro il 31 dicembre 2019, limitatamente al primo anno di attività

Regime fiscale strutture periferiche enti pubblici non economici (comma 1022)

Per le strutture periferiche di natura privatistica necessarie agli enti pubblici non economici per attuare i propri compiti di servizio pubblico non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali

Incentivi acquisto veicoli elettrici e infrastrutture di ricarica (comma da 1031 a 1047)

Si introducono disincentivi, sotto forma di imposta, per l’acquisto di autovetture nuove con emissioni di CO2 superiori a determinati limiti e incentivi per l’acquisto di autovetture nuove a basse emissioni. Tra le altre, si ricordano le seguenti misure: credito d’imposta a favore delle imprese costruttrici o importatrici dei veicoli nuovi a base emissioni inquinanti a fronte del rimborso ai venditori del contributo riconosciuto agli acquirenti; detrazione del 50% (su un ammontare complessivo non superiore a 3mila euro) per le spese sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 relative all’acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati a energia elettrica; dal 1° marzo 2019 e fino al 31 dicembre 2021, chiunque acquista, anche in locazione finanziaria, e immatricola in Italia un veicolo di categoria Ml nuovo di fabbrica è tenuto al pagamento di un’imposta parametrata al numero di grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro eccedenti la soglia di 160 CO2g/km

Tassa automobilistica per i veicoli storici (comma 1048)

Gli autoveicoli e i motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa tra i venti e i ventinove anni, se in possesso del certificato di rilevanza storica, e qualora tale riconoscimento di storicità sia riportato sulla carta di circolazione, sono assoggettati al pagamento della tassa automobilistica con una riduzione pari al 50%

Prelievo erariale unico sugli apparecchi da divertimento (comma 1051)

Dal 1° gennaio 2019 aumentano dell’1,35% e dell’1,25% le aliquote del Preu applicabili, rispettivamente, agli apparecchi new slot e videolottery

Disposizioni in materia di giochi (comma 1052)

Dal 1° gennaio 2019, l’imposta unica prevista dal Dlgs 504/1998 è stabilita: per i giochi di abilità a distanza con vincita in denaro e per il bingo a distanza, nella misura del 25% delle somme che non risultano restituite al giocatore; per le scommesse a quota fissa (escluse quelle ippiche), nelle misure del 20%, se la raccolta avviene su rete fisica, e del 24%, se la raccolta avviene a distanza, applicata sulla differenza tra le somme giocate e le vincite corrisposte; per le scommesse a quota fissa su eventi simulati, nella misura del 22% della raccolta (al netto delle somme restituite in vincite al giocatore)

Rivalutazione terreni e partecipazioni (comma 1053 e 1054)

Rivalutabili, entro il prossimo 30 giugno, terreni e partecipazioni posseduti alla data del 1° gennaio 2019. Si ridetermina il valore delle aliquote per il calcolo dell’imposta sostitutiva: 11% per le partecipazioni qualificate, 10% per le partecipazioni non qualificate e per i terreni edificabili e con destinazione agricola

Abrogazione IRI (comma 1055)

A decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017, è abrogato il regime opzionale dell’imposta sul reddito d’impresa (IRI)

Svalutazioni e perdite su crediti enti creditizi e finanziari e imprese di assicurazione (comma 1056 e 1065)

La deduzione della quota del 10% dell’ammontare dei componenti negativi, prevista ai fini IRES e Irap, per gli enti creditizi e finanziari e le imprese di assicurazione in relazione al periodo d’imposta 2018, è differita al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2026. Per la determinazione degli acconti IRES e Irap dovuti per il 2018, non si tiene conto del differimento

Incentivi rottamazione per acquisto veicoli non inquinanti (comma da 1057 a 1064)

A chi, nel 2019, acquista in Italia, anche in locazione finanziaria, un veicolo elettrico o ibrido nuovo, di potenza inferiore o uguale a 11kW (categorie L1 e L3) e rottama un veicolo delle stesse categorie di cui è proprietario o utilizzatore da almeno dodici mesi, spetta un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 3mila euro, nel caso in cui il veicolo consegnato per la rottamazione sia della categoria euro 0, 1 e 2. Le imprese costruttrici o importatrici del veicolo rimborsano al venditore l’importo del contributo riconosciuto all’acquirente e lo recuperano sotto forma di credito d’imposta da utilizzare in compensazione

Acconto imposta sulle assicurazioni (comma 1066)

La misura dell’acconto dell’imposta sulle assicurazioni è elevata all’85% per il 2019, al 90% per il 2020 e al 100% a partire dal 2021

Deducibilità perdite su crediti Ifrs 9 (comma da 1067 a 1069)

I componenti reddituali derivanti esclusivamente dall’adozione del modello di rilevazione delle perdite su crediti “Ifrs 9”, iscritti in bilancio da enti creditizi e finanziari in sede di prima adozione del medesimo principio, sono deducibili dalla base imponibile IRES e Irap per il 10% del loro ammontare nel periodo d’imposta di prima adozione dell’Ifrs 9 e per il restante 90% in quote costanti nei nove periodi d’imposta successivi

Principi contabili internazionali (comma 1070 e 1071)

Si introduce la facoltà, in luogo dell’obbligo, di applicare i principi contabili internazionali per i soggetti previsti dall’articolo 2, Dlgs 38/2005, i cui titoli non sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato (la facoltà è operativa a partire dall’esercizio precedente all’entrata in vigore della legge in esame)

Tassazione dei tabacchi lavorati (comma da 1074 a 1078)

Si aumenta la componente specifica per il calcolo dell’accisa complessiva delle sigarette e l’accisa minima applicabile ad altri tabacchi lavorati. Viene incrementato l’onere fiscale minimo per le sigarette e le aliquote base per il calcolo delle accise per sigarette, sigari e sigaretti

Ammortamento del valore dell’avviamento e di altri beni immateriali (comma 1079)

Si rinvia la possibilità di dedurre le quote di ammortamento del valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali che hanno dato luogo all’iscrizione di attività per imposte anticipate, cui si applicano le disposizioni del Dl 225/2010 in materia di conversione in credito d’imposta, che non sono state ancora dedotte fino al periodo d’imposta 2017. La deducibilità di tali componenti si articola dal 2019 al 2029 con percentuali specificamente individuate

Abrogazione ACE (comma 1080)

L’agevolazione Ace (aiuto alla crescita economica) è abrogata

Imposta di registro (comma 1084)

La norma della legge di bilancio 2018 che ha modificato l’articolo 20 del Testo unico dell’imposta di registro, stabilendo che per la tassazione da applicare all’atto presentato per la registrazione non vanno considerati elementi interpretativi esterni all’atto o contenuti in altri negozi giuridici collegati, viene qualificata espressamente come di interpretazione autentica

Abrogazione deduzioni e credito d’imposta Irap (comma da 1085 a 1087)

Nell’ambito della disciplina Irap vengono abrogati: la deduzione, per un importo fino a 15mila euro su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo d’imposta nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, aumentato a 21mila euro per le lavoratrici e per i lavoratori di età inferiore ai 35 anni; il credito d’imposta del 10% previsto a favore dei soggetti che determinano il valore della produzione netta ai sensi degli articoli da 5 a 9 del Dlgs 446/1997 e che non si avvalgono di lavoratori dipendenti

IMU-Tasi per immobili concessi in comodato (comma 1092)

La riduzione del 50% della base imponibile dell’IMU e della Tasi prevista per gli immobili concessi in comodato d’uso a parenti in linea retta entro il primo grado che li utilizzano come abitazione principale viene estesa, in caso di morte del comodatario, al coniuge di quest’ultimo in presenza di figli minori

Acconto cedolare secca (comma 1127)

A partire dal 2021 la misura dell’acconto dovuto per la cedolare secca (attualmente pari al 95%) viene innalzata al 100%

Imposta di bollo (comma 1128)

Dal 2021, la percentuale della somma che banche e assicurazioni devono versare a titolo di acconto sull’imposta di bollo assolta in modo virtuale, attualmente pari al 95%, passa al 100%

Contributo di sbarco nel comune di Venezia (comma 1129)

In alternativa all’imposta di soggiorno, il comune di Venezia è autorizzato ad applicare, per l’accesso alla città antica e alle altre isole minori della laguna, un contributo di sbarco fino a un importo massimo di 10 euro

Proroga maggiorazione Tasi (comma 1133, lettera b)

Per il 2019, i Comuni possono continuare a mantenere con espressa deliberazione del Consiglio comunale la stessa maggiorazione Tasi già confermata per gli anni 2016, 2017 e 2018

Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali

Sul sito internet dell’Agenzia delle entrate (www.agenziaentrate.gov.it) è disponibile la nuova guida sulle agevolazioni fiscali per il recupero del patrimonio edilizio aggiornata al 23 novembre.

La guida è scaricabile in formato pdf al seguente link:

https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Agenzia/Agenzia+comunica/Prodotti+editoriali/Guide+Fiscali/Agenzia+informa/AI+guide+italiano/Ristrutturazioni+edilizie+it/Guida_Ristrutturazioni__edilizie_2018.pdf

Irretroattivo il raddoppio dei termini nelle violazioni da RW

CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 02 febbraio 2018, n. 2662

Con sentenza n. 989/29/2015, depositata il 28 maggio 2015, la CTR della Toscana rigettò l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti dei signori A.C.P. e G.P. avverso la sentenza della CTP di Lucca, che aveva accolto i ricorsi, di seguito riuniti, separatamente proposti da ciascun contribuente avverso avvisi di accertamento per gli anni 2005, 2006 e 2007, ed atti di contestazione di sanzioni, con i quali erano rispettivamente recuperati a tassazione i maggiori redditi accertati negli anni di riferimento in base a detenzione di capitali in paese a fiscalità privilegiata, in virtù della presunzione di cui all’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78/2009, come convertito, con modificazioni, dalla l. 3 agosto 2009, n. 102, ed irrogate le relative sanzioni.

L’Amministrazione finanziaria, ricorrendo contro la sentenza ha denunciato violazione dell’art. 12, comma 2, del d.l. 1 luglio 2009, n. 78 e falsa applicazione degli artt. 3 della l. 27 luglio 2000, n. 212 e 12 disp. prel. cod. civ., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. lamentando l’erroneità in diritto della pronuncia impugnata nella parte in cui ha ritenuto che l’art. 12, comma 2, del succitato decreto abbia natura sostanziale, con conseguente irretroattività e non applicabilità alle annualità precedenti la sua entrata in vigore.

La Cassazione ha ritenuto tale motivo infondato per il seguente motivo:

L’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78/2009, in vigore dal 1° luglio 2009, convertito con modificazioni dalla l. 3 agosto 2009, n. 102, stabilisce che «in deroga ad ogni vigente disposizione di legge, gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999, n. 107, e al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 23 novembre 2001, n. 273, senza tener conto delle limitazioni ivi previste, in violazione degli obblighi di dichiarazione di cui ai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 4 del decreto legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, ai soli fini fiscali si presumono costituite, salva la prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione. In tale caso, le sanzioni previste dall’articolo 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, sono raddoppiate».

L’Amministrazione finanziaria insiste nel ritenere che la disposizione in oggetto abbia natura procedimentale e che, come tale, sarebbe soggetta al principio tempus regit actum, trovando applicazione anche riguardo alle somme detenute all’estero in violazione dei suddetti obblighi dichiarativi negli anni precedenti l’entrata in vigore dello stesso decreto legge n. 78/2009.

Tale assunto non può essere condiviso.

Gli accertamenti in questione, originati da processo verbale della Guardia di Finanza, che aveva rilevato che i nominativi dei suddetti contribuenti erano inseriti nella cd. “lista Falciani”, riportante quelli dei soggetti detentori di disponibilità finanziarie presso la HSBC Private Bank di Ginevra, sono riferiti agli anni 2005, 2006 e 2007.

Il precedente indicato nella proposta del relatore, Cass. sez. 5, 19 agosto 2015, n. 16951 pure riferito ad annualità (2005) anteriore all’entrata in vigore del succitato decreto legge n. 78/2009, nell’affermare l’utilizzabilità della cd. lista Falciani nell’ambito dell’attività di contrasto e accertamento dell’evasione fiscale, al pari di qualsiasi elemento con valore indiziario, con esclusione di quelli la cui inutilizzabilità discenda da una specifica disposizione di legge tributaria o dall’essere stati acquisiti in violazione di diritti fondamentali di rango costituzionale, ha ancora affermato, per quanto qui rileva, che, «ovviamente, tale principio di diritto, quanto agli effetti, va direttamente e necessariamente correlato sia agli obblighi dichiarativi (art. 4) e alle presunzioni (art. 6) di redditività stabiliti dalla l. n. 167/1990 nel testo vigente ratio ne temporis, a carico del contribuente per i trasferimenti di denaro ed altri valori verso l’estero».

Altre pronunce di questa Corte (cfr. Cass. sez. 5, 19 agosto 2015, n. 16950, in riferimento alla cd. “lista Vaduz”), sebbene non inerenti alla disamina ex professo dell’applicabilità retroattiva o meno della sopra trascritta disposizione di cui all’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78/2009, si basano comunque nell’ambito della valutazione della prova presuntiva quale delineata dalla legislazione vigente ratione temporis, o rimarcando, come nel caso di Cass. sez. 5, 26 agosto 2015, n. 17183, relativa alla cd. “Lista Pessina”, l’ordinario regime di prova presuntiva del codice civile a favore del fisco e di controprova del contribuente, ovvero, come ancora in tema di cd. “lista Falciani” (cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 28 aprile 2015, n. 8605, § 6.32 e § 7), affermando la sufficienza pure di un unico solido indizio a carico del contribuente, ma sempre senza applicare la novella del 2009.

D’altronde, la pretesa natura procedimentale della norma di cui all’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78/2009 che pone, in favore del fisco, una più favorevole presunzione legale relativa rispetto al quadro normativo previgente, oltre a porsi in contrasto con il tradizionale criterio della sedes materiae, che vede abitualmente le norme in tema di presunzioni collocate nel codice civile e dunque di diritto sostanziale e non già nel codice di rito, porrebbe il contribuente, che sulla base del quadro normativo previgente non avrebbe, ad esempio, avuto interesse alla conservazione di un certo tipo di documentazione, in condizione di sfavore, pregiudicandone l’effettivo espletamento del diritto di difesa, in contrasto con i principi di cui agli artt. 3 e 24 Cost.

L’ordinanza della Cassazione depone, quindi, ulteriormente a favore dell’irretroattività del raddoppio dei termini per le violazioni in materia di monitoraggio fiscale delle attività detenute all’estero – riconoscendo la natura sostanziale della norma e non, viceversa, procedimentale come sostenuto dall’amministrazione finanziaria – sulla base del fatto che le norme in tema di presunzione devono essere collocate nel codice civile, ovvero in raccolte di norme di diritto sostanziale e non nei codici di rito. Se così non fosse il contribuente, basandosi sul quadro normativo previgente, potrebbe legittimamente non conservare la documentazione idonea a superare la presunzione legale relativa introdotta successivamente, pregiudicandosi l’effettivo espletamento del diritto di difesa, in contrasto con i principi di cui agli artt. 3 e 24 Cost.

Rinvio IRI 2018 – abuso di Stato del diritto?

La legge di Bilancio 2018 in itinere in Parlamento dovrebbe rinviare al 1° gennaio 2018 l’entrata in vigore dell’imposta sul reddito imprenditoriale con aliquota al 24% (IRI), introdotta nell’ordinamento dalla Legge di Bilancio 2017.

La scelta del legislatore, se confermata, non sarà priva di conseguenze, poiché tutto il reddito prodotto nell’anno 2017 si renderà ancora imponibile per trasparenza ai sensi dell’articolo 5 del Tuir, ossia in proporzione alle rispettive quote di partecipazione, a prescindere dall’effettivo incasso.

La legittima pianificazione fiscale fatta dai soggetti beneficiari del nuovo regime fiscale, potrebbe trovarsi, allora, a dover fare i conti con la sopraggiunta e imprevedibile necessità di reperire liquidità per fronteggiare il maggior carico di imposte dirette d’esercizio. Non solo, gli stessi soggetti potrebbero addirittura trovarsi sanzionabili relativamente agli acconti d’imposta, qualora li avessero determinati con il metodo previsionale basandosi sui prelievi programmati o addirittura azzerati per la disponibilità di riserve preesistenti.

Il rinvio dell’IRI, se attuato sic et simpliciter senza correttivi, equivarrà a un vero e proprio “abuso del diritto” da parte dello Stato perpetrato sulla base dell’antico brocardo «l’abuso non vieta l’uso» (Abusus non tollit usum), in disprezzo dei principi costituzionali di legalità, capacità contributiva e di certezza dei rapporti giuridici, nonché dei principi dello Statuto dei diritti del contribuente.

L’abuso del diritto, infatti, secondo l’interpretazione giurisprudenziale si ha quando: “il titolare di un diritto soggettivo, pur in assenza di divieti formali, lo eserciti con modalità non necessarie ed irrispettose del dovere di correttezza e buona fede, causando un sproporzionato ed ingiustificato sacrificio della controparte contrattuale, ed al fine di conseguire risultati diversi ed ulteriori rispetto a quelli per i quali quei poteri o facoltà furono attribuiti” (Cass. Civ. 2009/20106).

Pertanto, il divieto di abuso del diritto elaborato dalla giurisprudenza – ora codificato anche nell’ordinamento tributario – funzionando da correttivo alle situazioni di vantaggio che un soggetto può ottenere anche dall’uso normale di una norma, quando scollegata ai principi che fungono da standard di comportamento, quali la buona fede, la morale, la giustizia o il rispetto della finalità della norma stessa, dovrebbe a ben vedere essere impedito in prima battuta allo stesso legislatore quando dalla sua azione discende un’ingiustificata contrazione dei diritti del contribuente, soprattutto se le presunte superiori ragioni di bilancio e di tenuta dei conti pubblici a cui mira il sacrificio richiesto potrebbero essere meglio soddisfatte attuando altre politiche quali ad esempio alcuni degli interventi indicati dalla spending review.

Il divieto di abuso del diritto imputato “moralmente” al legislatore è conforme alla sua funzione e non può perdere di significato sebbene non legiferato.

Deve rilevarsi, infatti, che il divieto di abuso di diritto opera in maniera casistica, in funzione delle circostanze proprie di ogni situazione di fatto e giuridica e, soprattutto, presuppone sempre un giudizio di valore, che non è totalmente estraneo ad una valutazione legata all’equità o di ordine morale. Questa particolare caratteristica di standard giuridico è inerente alla natura e alla funzione della nozione di abuso: il giudizio deve essere effettuato in termini di normalità, più che di normatività. In altri termini, se l’identificazione di un comportamento abusivo potesse essere oggetto di un inquadramento normativo preventivo, il concetto stesso diverrebbe inutile. È esattamente questo il motivo per cui il concetto di abuso rinvia ad una valutazione metagiuridica che opera come “valvola” al formalismo giuridico, come altre clausole generali, quali la buona fede o l’equità. (Cfr. A. GAMBARO, Abuso del diritto II) diritto comparato e straniero)

Questo evocato abuso sarebbe, nel caso, percepito come particolarmente ingiusto e destabilizzante, andando a minare alla base la certezza dei rapporti giuridici, che fin dalle sue origini è stata considerata una caratteristica essenziale e costitutiva del diritto al punto di partecipare stabilmente alla costruzione della nostra Costituzione.

E così il livello di maturità del diritto interno, sospinto a sua volta dal diritto UE, dovrebbe finalmente autoregolamentarsi in tal senso per impedire ogni possibile uso distorto del potere legislativo di modo che tutti possano attendersi di “essere retti da regole e vivere in una società in cui l’attuazione dei poteri pubblici è prevedibile è elemento costitutivo della giustizia“. (Norberto Bobbio – Il positivismo giuridico – 1961).

Imputazione degli utili da impresa familiare al convivente di fatto

La Risoluzione 134/E del 26 ottobre 2017 dell’Agenzia delle Entrate risolve il problema dell’imputazione degli utili al convivente di fatto che presta stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente. La risoluzione muovendo dalla legge sulle unioni civili del 20 maggio 2016, n. 76, e dalle modifiche apportate al codice civile (art. 230-ter c.c.), integra – in maniera condivisibile – la lettura dell’art. 5 del Tuir.

La legge 20 maggio 2016, n. 76 (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze) ha introdotto nel nostro ordinamento l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso (art. 1) e disciplinato il regime delle convivenze di fatto, la cui definizione è contenuta nell’art. 1, comma 36, ovvero “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

La citata legge (c.d. Legge Cirinnà) ha apprestato forme di tutela differenziate tra le parti dell’unione civile ed i conviventi, estendendo solo alle prime ed in forza dell’art. 20, “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole coniuge, coniugi o termini equivalenti….contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi nonché nei contratti collettivi”.

La Legge Cirinnà è intervenuta altresì sulla disciplina dell’impresa familiare, in una duplice direzione: – da un lato, estendendo alle unioni civili la disciplina civilistica dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del c.c. (mediante il rinvio contenuto nell’art. 1 comma 13 all’intero capo VI del titolo VI del libro primo del c.c.); – dall’altro introducendo nel codice civile l’articolo 230-ter, rubricato “Diritti del convivente”, recante la regolamentazione delle prestazioni di lavoro rese in favore del convivente more uxorio. Tale ultima norma riconosce “Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente…il diritto di partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato”. Si prevede inoltre che il diritto di partecipazione non spetti “qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato”.

La scelta del legislatore di introdurre una disciplina specifica per il convivente, diversa da quella dell’impresa familiare regolata dal precedente art. 230- bis del c.c., riflette l’intenzione di mantenere su posizioni differenti la collaborazione del convivente rispetto a quella del familiare (o della parte civile, alla quale la disciplina dell’impresa familiare è applicabile), come si evince da alcune diversità di rilievo dei regimi previsti dagli articoli 230-bis e 230-ter del c.c. Tra queste, l’esclusione del convivente dal diritto al mantenimento nonché dal diritto alla partecipazione alle decisioni dell’impresa, diritti spettanti invece al familiare ed alla parte civile (art. 230-bis comma 1 c.c.).

Gli elementi costitutivi della fattispecie delineata dall’art. 230-ter del c.c. sono:

  1. a) il rapporto di convivenza;
  2. b) lo svolgimento stabile di prestazioni di lavoro;
  3. c) l’esistenza di un’impresa cui risulti connessa la prestazione lavorativa.

La disciplina recata dall’art. 230-ter c.c. è infine una disciplina residuale, applicabile solo laddove non sia configurabile tra i conviventi un diverso rapporto, “di società o di lavoro subordinato”.

Il regime tributario dell’impresa familiare è regolato dal comma 4 dell’articolo 5 del TUIR, recante la disciplina fiscale dei redditi delle imprese familiari di cui all’articolo 230-bis del codice civile. La citata norma stabilisce che tali redditi siano imputati, “limitatamente al 49 per cento dell’ammontare risultante dalla dichiarazione dei redditi dell’imprenditore…a ciascun familiare che abbia prestato in modo continuativo e prevalente la sua attività di lavoro nell’impresa, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili”. Detta imputazione proporzionale non può superare complessivamente il 49 per cento dell’ammontare del reddito risultante dalla dichiarazione annuale dell’imprenditore ed è subordinata al rispetto delle condizioni elencate alle lettere a), b) e c) del comma 4 della medesima norma.

L’imputazione proporzionale con il limite del 49 per cento presuppone a sua volta la partecipazione all’impresa di un soggetto avente lo status di familiare, ovvero “il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado” (comma 5).

Si osserva che l’articolo 5, comma 4, del TUIR richiama solo l’art. 230-bis del c.c e non anche l’art. 230-ter del c.c., che reca la specifica disciplina dei diritti spettanti al convivente che partecipa all’impresa dell’altro convivente. Ciò porterebbe ad escludere l’applicazione a tale ultima ipotesi della norma fiscale richiamata. Tuttavia, il riferimento alla partecipazione agli utili dell’impresa familiare spettanti al convivente, contenuto nell’art. 230-ter, consente di applicare anche a questa fattispecie i principi generali che hanno portato alla collocazione dell’impresa familiare all’interno dell’articolo 5 del TUIR.

Al riguardo, con circolare n. 40 del 1976 il Ministero delle Finanze ha precisato che tale collocazione non significa che nel caso di impresa familiare si tratta di reddito prodotto in forma associata, ma ribadisce il principio di trasparenza, in virtù del quale il reddito prodotto da un determinato soggetto tra quelli contemplati dallo stesso art. 5 è imputato a ciascuno degli aventi diritto, indipendentemente dalla percezione del reddito ed in proporzione alle rispettive quote di partecipazione agli utili. Nel medesimo documento di prassi si precisa inoltre la duplice qualificazione dei redditi conseguiti nell’esercizio dell’impresa familiare, ovvero reddito d’impresa per il titolare (attesa la natura dell’impresa familiare come impresa individuale), redditi di partecipazione per i collaboratori familiari.

L’incrocio tra i dati della comunicazioni periodiche e gli omessi/carenti versamenti IVA

L’Agenzia delle entrate il 28/9/2017 ha iniziato a notificare a mezzo PEC le comunicazioni di irregolarità ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, relative alle liquidazioni IVA del primo trimestre 2017. La pioggia di PEC che si è abbattuta sui contribuenti, con le quali sono stati segnalati gli omessi / carenti versamenti del periodo, risultanti dall’incrocio dei dati della liquidazione IVA con i versamenti a mezzo F24, segue le lettere con la segnalazione delle stesse anomalie recapitate dal mese di luglio.

Mentre le lettere di cui all’articolo 21-bis, comma 5, Dl 78/2010 inviate dal mese di luglio e contenenti i risultati dei controlli, avevano lo scopo di permettere al contribuente di fornire eventuali chiarimenti ovvero di stimolare il versamento spontaneo fruendo del ravvedimento operoso, le comunicazioni di irregolarità ai sensi dell’articolo 54-bis del d.P.R. 633/1972, avviano la fase della riscossione coattiva. In questo caso l’invito di pagamento è accompagnato dalla sanzione amministrativa ridotta a 1/3, e porta con sé l’effetto di escludere la possibilità di accedere agli effetti premiali del ravvedimento operoso.

La possibilità di ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso, infatti, non è pregiudicata dall’eventuale invio della segnalazione da parte dell’ufficio che rilevi il mancato o insufficiente versamento d’imposta in virtù di quanto indicato nella comunicazione della liquidazione trimestrale, ma solo dall’avvio della fase di riscossione del tributo con invio della comunicazione d’irregolarità ai sensi dell’articolo 54-bis, Dpr 633/1972, contenente la richiesta di pagamento di Iva, interessi e sanzioni.

La norma di riferimento è l’articolo 13, comma 1-ter del Decreto legislativo del 18 dicembre 1997 n. 472, che dispone “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate non opera la preclusione di cui al comma 1, primo periodo, salva la notifica degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni recanti le somme dovute ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni;“.

Il comma 1, primo periodo richiamato nel comma 1-ter, prevede che “La sanzione è ridotta, sempreché la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza.“.

Per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate, allora, il ravvedimento operoso è sempre possibile, anche se sono già iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza, salvo che non siano stati notificati atti di liquidazione e di accertamento, oppure, per l’IVA, le comunicazioni recanti le somme dovute ai sensi dell’articolo 54-bis del d.P.R. 633/72.

Diversamente dal passato dove gli “avvisi bonari” venivano emessi a seguito della presentazione della dichiarazione annuale, da ora in poi la fase della riscossione sarà pressoché immediata e senza sconti (fatta salva la riduzione della sanzione del 30% ad un 1/3).

Paradossalmente, il contribuente che volesse continuare a beneficiare della “dilazione” nei termini precedenti potrebbe inviare le Comunicazioni trimestrali delle liquidazioni periodiche I.V.A. e le Comunicazioni dei dati delle fatture con dati volutamente errati o carenti, purché coerenti con gli importi dei versamenti omessi. Così facendo il controllo automatizzato da parte dell’amministrazione finanziaria (incrocio dei dati delle liquidazioni con i versamenti da F24) non darebbe luogo a segnalazioni di incongruenza.

A questo punto il contribuente sarebbe però esposto alla disciplina sanzionatoria di cui al D.L. n. 193 del 2016, che prevede nel dettaglio:

(a) per l’omissione o l’errata trasmissione dei dati delle fatture, l’applicazione della sanzione amministrativa di euro 2 per ogni fattura, con un limite massimo di euro 1.000 per ciascun trimestre. E’ disposta la riduzione della sanzione alla metà, entro il limite massimo di euro 500, se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza ordinaria, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati;

(b) per l’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche l’applicazione della sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.000, ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza di legge, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

Tenuto conto che l’esposta disciplina sanzionatoria è contenuta nell’articolo 11, commi 2-bis e 2-ter, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 (così come modificato dal citato D.L. n. 193 del 2016) ed ha, dunque, natura amministrativo-tributaria, in assenza di una deroga espressa, ad essa risulta applicabile l’istituto del ravvedimento operoso previsto dall’articolo 13 del D.Lgs. del 18 dicembre 1997, n. 472.

La regolarizzazione attraverso il ravvedimento operoso per l’omissione o l’errata trasmissione dei dati delle fatture implica l’invio di una nuova comunicazione (inizialmente omessa/errata) soggetta alla sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-bis, del D.Lgs. n. 471 del 1997 con le riduzioni previste dall’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss., del D.Lgs. n. 472 del 1997, a seconda del momento in cui interviene il versamento.

Per meglio comprendere la portata della disposizione normativa si riprende l’esemplificazione fatta dall’Agenzia delle entrate nella Risoluzione n. 104/E del 28/7/2017. Nel documento citato viene detto che in caso di errata comunicazione dei dati di 180 fatture relative al primo trimestre del 2017 (con scadenza, ex articolo 4, comma 4, del D.L. n. 193 del 2016, entro il 16 settembre 2017), qualora il contribuente si ravveda in data 30 aprile 2018 (termine di invio della dichiarazione annuale IVA) deve nuovamente assolvere all’obbligo comunicativo e versare euro 40 (sanzione base di euro 360, pari a 180 violazioni per euro 2,00 ciascuna, ridotta a 1/8, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lett. a-bis), del D.Lgs. n. 472 del 1997). Si ricorda che il ravvedimento è possibile salva la notifica degli atti di accertamento.

Così ragionando, nell’esempio che segue, la sanzione complessivamente dovuta per regolarizzare le comunicazioni dei dati delle fatture di un’intera annualità (quattro trimestri dell’anno N) entro il termine dell’invio della dichiarazione annuale IVA (30 aprile anno N+1), ammonterà a euro 204,44:

I° trimestre anno N – errate/omesse indicazioni di fatture 100 – sanzione base euro 200,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 25,00;

II° trimestre anno N – errate/omesse indicazioni di fatture 200 – sanzione base euro 400,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 50,00;

III° trimestre anno N – errate/omesse indicazioni di fatture 800 – sanzione base euro 1.000,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 125,00;

IV° trimestre anno N – errate/omesse indicazioni di fatture 20 – sanzione base euro 40,00 – sanzione ridotta a 1/9 euro 4,44.

Per quanto concerne la regolarizzazione delle Comunicazioni delle liquidazioni periodiche I.V.A. bisogna preliminarmente rammentare che questo adempimento, sebbene diverso ed autonomo rispetto a quello dichiarativo, è, comunque, propedeutico allo stesso. Pertanto, in un’ottica di ravvedimento della mancata/parziale/errata effettuazione della comunicazione, si applicano le regole ordinarie dettate dall’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss, del D.Lgs. n. 472 del 1997. In particolare, fermo il versamento della sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta per effetto del ravvedimento, qualora la regolarizzazione intervenga prima della presentazione della dichiarazione annuale IVA, è necessario comunque inviare la comunicazione inizialmente omessa/incompleta/errata.

Detto obbligo di invio, invece, viene meno laddove la regolarizzazione intervenga direttamente con la dichiarazione annuale IVA ovvero successivamente alla sua presentazione. In particolare, se con la dichiarazione annuale sono inviati/integrati/corretti i dati omessi/incompleti/errati nelle comunicazioni periodiche, è dovuta la sola sanzione di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta. Se, invece, con la dichiarazione annuale le omissioni/irregolarità non sono sanate, ai fini del ravvedimento occorre presentare una dichiarazione annuale integrativa, versando la sanzione di cui all’articolo 5 del D.Lgs. n. 471 del 1997, eventualmente ridotta ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lett. a-bis) e ss, del D.Lgs. n. 472 del 1997, nonché quella di cui all’articolo 11, comma 2-ter, del D.Lgs. n. 471 del 1997, da versare in misura sempre ridotta a seconda del momento in cui interviene il ravvedimento.

Così, le irregolarità di un’intera annualità delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA, saranno sanate dall’invio della dichiarazione annuale I.V.A. corretta e con il pagamento della sanzione complessivamente di euro 243,06 così determinata:

I° trimestre anno N – dati omessi/incompleti/errati – sanzione base euro 500,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 62,50;

II° trimestre anno N – dati omessi/incompleti/errati – sanzione base euro 500,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 62,50;

III° trimestre anno N – dati omessi/incompleti/errati – sanzione base euro 500,00 – sanzione ridotta a 1/8 euro 62,50;

IV° trimestre anno N – dati omessi/incompleti/errati – sanzione base euro 500,00 – sanzione ridotta a 1/9 euro 55,56.

Le suddette sanzioni, non essendo collegate all’importo delle violazioni, avranno, a seconda dell’ammontare degli omessi versamenti IVA, un’incidenza più o meno rilevante.

Credito d’imposta sulla pubblicità per imprese e professionisti

Il D.L. n. 50 del 24 aprile 2017, convertito con modificazioni nella Legge n. 96 del 21 giugno 2017 all’articolo 57-bis, comma 1, stabilisce che “a decorrere dall’anno 2018, alle imprese e ai lavoratori autonomi che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi almeno dell’1 per cento gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi d’informazione nell’anno precedente, è attribuito un contributo, sotto forma di credito d’imposta, pari al 75 per cento del valore incrementale degli investimenti effettuati, elevato al 90 per cento nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative, nel limite massimo complessivo di spesa stabilito ai sensi del comma 3“.

La norma prevede, quindi, l’attribuzione di un credito d’imposta, a decorrere dall’anno 2018, in favore di imprese e lavoratori autonomi che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali (sono escluse le campagne pubblicitarie effettuate sulle testate giornalistiche on line, nonché le inserzioni pubblicitarie su social network e motori di ricerca)

Tale credito d’imposta, sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione, previa istanza diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’agevolazione non è al momento ancora operativa in quanto manca il DPCM attuativo che dovrà essere adottato, su proposta del Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, entro il 22 ottobre 2017.

Norma di comportamento n. 199 dell’Associazione dei Dottori Commercialisti

Pubblicata a metà settembre la Norma di Comportamento n. 199 “Rilevanza del contenuto letterale delle fatture ai fini IVA e delle imposte sul reddito”, approvato dalla Commissione Norme di Comportamento e di Comune interpretazione in Materia Tributaria di AIDC – Sezione di Milano.

La Massima del documento prevede che ai fini IVA, la prescrizione inserita nell’art. 21, commi 1 e 2, lettera g) del DPR 633/72, secondo cui la fattura deve essere emessa e contenere, fra l’altro, l’indicazione della “natura, qualità e quantità dei beni e servizi formanti oggetto dell’operazione”, non comporta, in caso di incompleta o imprecisa o parzialmente erronea descrizione, l’automatica indetraibilità dell’IVA addebitata al cliente, soggetto passivo dell’imposta, se viene dimostrato, con documenti accessori, che sono sussistenti i requisiti sostanziali dell’operazione. Per la deduzione del costo ai fini delle imposte dirette sul reddito, l’esistenza della fattura non è di per sé indispensabile. Ne consegue che, ancorché spesso sia uno dei principali documenti utili alla verifica della corretta determinazione dell’imponibile ai fini delle imposte sui redditi, nondimeno, il contenuto della fattura non é in sé determinante. Perché siano deducibili, infatti, i costi possono essere dimostrati con documenti accessori che consentano di valutare se siano inerenti, determinati (o determinabili), imputati al corretto periodo d’imposta ed effettivi.

Controlli per i soggetti iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero

L’Agenzia delle Entrate ha stabilito i criteri da utilizzare per la formazione delle liste selettive degli italiani iscritti all’AIRE da sottoporre, in via prioritaria rispetto ad altri soggetti, all’attività di controllo sulle attività finanziarie e investimenti patrimoniali esteri non dichiarati. Gli elementi segnaletici della permanenza dei soggetti in Italia, sono i seguenti:

a) residenza dichiarata in uno degli Stati e territori a fiscalità privilegiata, individuati dal decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999;

b) movimenti di capitale da e verso l’estero, trasmessi dagli operatori finanziari nell’ambito del monitoraggio fiscale di cui al decreto legge 28 giugno 1990 n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227;

c) informazioni relative a patrimoni immobiliari e finanziari detenuti all’estero, trasmesse dalle Amministrazioni fiscali estere nell’ambito di Direttive europee e di Accordi di scambio automatico di informazioni;

d) residenza in Italia del nucleo familiare del contribuente;

e) atti del registro segnaletici dell’effettiva presenza in Italia del contribuente;

f) utenze elettriche, idriche, del gas e telefoniche attive;

g) disponibilità di autoveicoli, motoveicoli e unità da diporto;

h) titolarità di partita Iva attiva;

i) rilevanti partecipazioni in società residenti di persone o a ristretta base azionaria;

j) titolarità di cariche sociali;

k) versamento di contributi per collaboratori domestici;

l) informazioni trasmesse dai sostituti d’imposta con la Certificazione unica e con il modello dichiarativo 770;

m) informazioni relative a operazioni rilevanti ai fini IVA, comunicate ai sensi dell’articolo 21 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 nonché ai sensi del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127.

Split payment esteso dal 1° luglio 2017

La Manovra correttiva ha esteso il raggio d’azione del meccanismo dello split payment ​a tutte le operazioni effettuate nei confronti delle Amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato pubblicato dall’ISTAT (ex articolo 1, comma 2, L. 196/2009), tra cui si annoverano gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali.

L​’ampliamento riguarda anche altri soggetti, non rientranti nel conto consolidato, che però sono considerati ad alta affidabilità fiscale; in particolare, trattasi di:

​- ​società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, numeri 1 e 2, del cod. civ., direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;

​- ​società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, numero 1, del cod. civ., direttamente dalle Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni, unioni di Comuni;

​- ​società a loro volta controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, numero 1, del cod. civ., dalle società di cui ai punti precedenti (cioè quelle controllate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri e dagli Enti Locali, Città metropolitane e unioni di Comuni);
​- ​società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.
Sono esclusi, invece, gli enti pubblici gestori di demanio collettivo, limitatamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi afferenti alla gestione dei diritti collettivi di uso civico.
Al fine di facilitare l’individuazione dei soggetti acquirenti in possesso delle caratteristiche per l’applicazione della scissione dei pagamenti, su richiesta dei cedenti o prestatori, i cessionari o i committenti devono rilasciare un documento attestante la loro riconducibilità all’articolo 17-ter del D.P.R. 633/1972.
Conseguentemente, i cedenti e prestatori in possesso dell’attestazione sono tenuti all’applicazione del regime in commento.
Le disposizioni sullo split payment si applicano fino al 30 giugno 2020 (salvo future nuove autorizzazioni da parte del Consiglio UE)​.

​In particolare dal 1° luglio 2017 ​il meccanismo del​lo split payment agirà anche sui compensi per prestazioni di servizi sottoposti a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito o a titolo di acconto; pertanto, in base alla nuova disciplina, anche i compensi a favore dei lavoratori autonomi saranno assoggettati alle modalità della scissione dei pagamenti qualora le operazioni vengano effettuate nei confronti della pubblica Amministrazione
​ e degli altri soggetti inclusi nel perimetro normativo.​
Il MEF, con decreto di ieri, ha reso disponibile sul proprio sito internet l’elenco delle società per le quali vige la scissione dei pagamenti al seguente link:

http://www.finanze.it/opencms/it/fiscalita-nazionale/Manovra-di-Bilancio-2017/Scissione-dei-Pagamenti-d.l.-n.-50_2017/

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